Un comunicato sulla decisione del GC di non fare la galleria al Ponte Rosso


Le modalità di una decisione del Gran Consiglio che ci devono preoccupare.
IL Ponte Rosso È sicuro ?
La nostra associazione ha preso atto che il legislativo cantonale ha respinto la proposta di costruire una galleria al Ponte Rosso di Biasca, proposta contenuta nella mozione Cleto Ferrari e firmatari, accettando le argomentazioni esposte nella relazione della Commissione della Gestione presentata dal leghista Norman Gobbi. Solo il gruppo socialista e il popolare democratico Fabio Bacchetta-Cattori hanno votato a favore della mozione, i Verdi si sono astenuti (??), tutti gli altri hanno votato contro.
Si vedano i documenti (scritti e audio) che presentiamo sul sito a proposito di questa decisione.
Il risultato era scontato, visto quanto era successo prima in Commissione. Quelle che qui vogliamo commentare e denunciare sono le modalità in cui i gran consiglieri hanno preso questa decisione, seguendo una prassi (ci si dice) ormai consolidata, che agli occhi dei più sembra del tutto normale e rispettosa delle regole democratiche. A noi questo non risulta, e vogliamo provare a dire perché, evidenziandone le anomalie.
• Le informazioni sul caso in oggetto che i deputati avevano a disposizione erano soltanto quelle che provenivano dal Dipartimento del Territorio e dagli uffici competenti, e la Commissione non si era per nulla data la pena di verificare queste informazioni, riportando unicamente argomenti già esposti in precedenza dalla Divisione delle costruzioni. Eppure non erano mancate in precedenza le occasioni per verificare quanto era successo e soprattutto per capire quale è precisamente la situazione in questo momento, dopo i lavori che sono stati fatti sul riale Vallone.
• Nessun deputato ha ritenuto di doversi informare sulle caratteristiche della soluzione adottata oggi sul riale Vallone, con la scelta di lasciare aperti i due rami del riale e con la creazione del “deviatore” delle acque, che non annulla affatto la concreta possibilità delle acque (con un materiale alluvionale che fosse messo in movimento da una serra a monte e dalla successiva rottura della stessa) di far arrivare ancora sulla strada cantonale del materiale grosso e fine.
• Nessuno ha pensato di andare a verificare come sia dimensionato il ponte Rosso, quale sia la sua apertura luce e la sua quota rispetto al letto del Riale Vallone. Quindi nessuno si è domandato perché, durante le alluvioni del 1993 e del 2006 questo ponte era stato immediatamente ostruito dal primo materiale arrivato in basso, e la strada era rimasta completamente a rischio di essere investita direttamente dalle acque. Come è puntualmente avvenuto.
• Nessuno ha chiesto di verificare concretamente quali opere bisognerebbe fare per coprire la strada per circa 80 metri, facendola passare in galleria, con un allargamento verso monte della vecchia galleria ferroviaria. Nessuno ha chiesto (a parte Cleto Ferrari) ai membri della Commissione di quali calcoli disponevano per parlare di costi eccessivi per rifiutare l’opera. Quindi la maggioranza del GC ha deciso, senza alcuna stima reale e nessun progetto disponibile, che l’opera costerebbe troppo, dando per buona l’approssimazione buttata lì all’ultimo momento (6-8 milioni) dal consigliere di Stato Marco Borradori, senza giustificare in alcun modo questa cifra.Dunque siamo di fronte ad una decisione irresponsabile, che era già stata presa in precedenza nei gruppi partitici , e lo prova il fatto che la seduta del GC assomigliava piuttosto ad una riunione di persone distratte ed in altre faccende affaccendate, che neppure ascoltavano gli argomenti di chi parlava a favore della galleria. Possiamo chiederci se tutto questo sia normale ed accettabile per casi del genere? Ebbene, noi crediamo che qui vadano poste alcune domande rivolte soprattutto ai cittadini che devono sapere come stanno le cose quanto agli organi di controllo sulle opere di premunizione per i pericoli “naturali”.Perché oggi, se un deputato in GC chiedesse di verificare la fondatezza dei criteri e dei metodi su cui si basa la progettazione di un’opera proposta o degli argomenti addotti per rifiutarla, non dispone di altra informazione “scientifica” che quella fornita dai funzionari del DT ? E perché sarebbe comunque costretto a rivolgersi a proprie spese a dei professionisti del ramo se volesse poter obiettare su qualsiasi valutazione proposta?2. Perché non esiste alcun organo ufficiale di controllo, al servizio del pubblico, in grado di intervenire e autorizzato a verificare la fondatezza delle scelte operate dai funzionari del DT in fatto di premunizione e di valutazione dei pericoli?3. Ricordiamo che l’Istituto di Scienze della Terra , che era in precedenza l’ Istituto geologico cantonale, era stato trasferito con risoluzione del Consiglio di Stato del 27 maggio 1997 all’interno della SUPSI con i seguenti compiti:
– raccolta e conservazione dei dati geologici, geotermici, idrogeologici, idrologici ed idrografici
– rilevamento dei parametri idrometeorologici e coordinamento dell’Osservatorio geoambientale
– allestimento e conservazione del catasto delle acque sotterranee e della carta delle zone di protezione e di quelle di alimentazione
– allestimento e conservazione dei piani delle zone esposte a pericoli naturali e monitoraggio delle zone in movimento
– allestimento del Piano cantonale di premunizione e risanamento e del relativo coordinamento con il Piano Direttore
– consulenza per tutti i servizi dell’Amministrazione.

Questo istituto oggi fa ricerca a livello scientifico con una ventina di addetti su tutte le problematiche idrogeologiche, e in rapporto ai mutamenti climatici, ma non è più autorizzato ad esprimere valutazioni sui progetti del DT a proposito di premunizione sul nostro territorio, ma solo a fornire consulenze varie. Si veda per questo il Rapporto 5438 R del 22 marzo 2004 della Commissione speciale scolastica, che faceva un istoriato del problema . Si veda anche per questo il Messaggio 5438 del Consiglio di Stato del 11.11.2003.

L’Associazione Ponterosso ritiene che queste domande mettano in questione un interesse pubblico che va ben al di là del fatto accaduto a Biasca il 3 ottobre 2006. L’invito che il GC ha rivolto al Consiglio di Stato affinché sia presentato un piano organizzativo per rendere possibili degli interventi tempestivi in tutte le situazioni di emergenza, in caso di improvvise e forti precipitazioni, noi lo sottoscriviamo, non solo perché i fatti di Biasca sono la conferma che senza piani di intervento preventivi precisi il pericolo di nuove tragedie è sempre presente, ma anche perché la dinamica dei fatti accaduti quel giorno dimostra che la chiusura immediata della strada per la Val di Blenio era non solo possibile ma indispensabile di fronte a quanto stava succedendo in quelle ore.
Ma allora che cosa è mancato?

Domandiamoci perché i membri del legislativo non si sono chiesti come mai quella sera gli strumenti organizzativi di cui dispone lo Stato si sono dimostrati del tutto inefficaci, e perché tuttavia ora nessuno intende assumersene la responsabilità. L’opinione dell’ingegnere Giovanni Pettinari, responsabile della Divisione delle costruzioni del DT, è che lo Stato non ha i mezzi sufficienti per garantire interventi tempestivi in ogni posto a rischio. Bisogna però anche chiedersi perché, precise persone o enti a livello locale (nel comune), non abbiano tuttora chiare facoltà decisionali di intervenire e decidere in situazioni di emergenza, che li metterebbero in grado per es. di chiudere una strada, senza aspettare decisioni “dall’alto”. Questo fatto dipende dalla mancanza di mezzi finanziari oppure dall’esistenza di una organizzazione amministrativa piramidale e arcaica, gestita da persone incapaci e che non vogliono rinunciare ai loro ruoli decisionali?

Associazione Ponterosso
Il Comitato.

22 novembre 2009

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