Ancora sul silenzio del procuratore Nicola Respini nella causa per la morte di Laura Columberg


Siamo esterefatti: nel caso della morte di Laura Columberg ( 3 ottobre 2006 ) ( v. www.ponterosso.ch per la ricostruzione dei fatti ) , dopo più di un anno di silenzio e di inattività il Procuratore Pubblico capo Nicola Respini ancora non ha preso alcuna decisione, e non ha dato alcuna risposta all’avvocato Emanuele Verda che ha chiesto ( il 21 marzo 2012 )  di poter interrogare come imputato l’ex responsabile della Divisione delle Costruzioni del DT ing. Carlo Mariotta  ( v. http://www.piarc.org/en/Technical-Committees-World-Road-Association/#tab-s303bKVab1 ) ,  e di poter sentire finalmente come testimone il consigiere di Stato Marco Borradori, responsabile politico del Dipartimento del Territorio già all’epoca dei fatti contestati ( dicembre 1996 ) in cui fu deciso di non realizzare la protezione della strada cantonale al Ponte Rosso di Biasca. 

Ci chiediamo : che cosa sta succedendo alla Procura Pubblica ? Perché il responsabile della Procura avv. John Noseda tace da più di un anno sulla nostra richiesta di intervento che abbiamo esposto in un rapporto documentato a lui personalmente diretto ?  Perché la Giustizia del Cantone Ticino ,  in un caso in cui sono stati denunciate omissioni ed errori  provati da parte di responsabili dello Stato , all’origine della morte di una persona,  permette che si continui a perdere tempo per arrivare alla prescrizione del reato ?  Quale considerazioni  dobbiamo trarre da tali comportamenti  per la condizione dello stato di diritto nel nostro  Paese ?

Abbiamo finora rispettato le regole della procedura giudiziaria in una causa civile o penale. Non abbiamo reso pubblici tutti i documenti di cui siamo in possesso, confidando nella correttezza dei responsabili alla Procura. A questo punto ci domandiamo se sia giusto continuare a  farlo.

Una presa di posizione rivolta al PG avv. John Noseda sui ritardi della causa per la morte di Laura Columberg.


L’Associazione Ponterosso ha inviato nel mese di giugno al capo della Procura il PG avv. John Noseda una lettera / dossier che riassume tutti i fatti documentati su quanto è stato fatto o non fatto tra il 1978 ed il 2010 nella regione di Biasca, sul Brenno e sul riale Vallone per opere di premunizione contro i pericoli di alluvioni e frane.
Scopo di questo dossier era quello di attirare l’attenzione su fatti che indicano l’esistenza di responsabilità oggettive delle autorità cantonali nella morte della signora Laura Columberg, avvenuta il 3 ottobre 2006, a causa di una frana caduta sulla strada cantonale in zona Ponte Rosso sul riale Vallone.
 

Questa lettera è rimasta finora senza alcun  riscontro da parte del PG.

Il quotidiano La Regione ha pubblicato oggi, venerdì 30 settembre 2011, un articolo che ne dà notizia. Lo riportiamo qui.

 

La lettera inviata al PG John Noseda è leggibile qui:

Il Monte Crenone e le previsioni …del “tranquillante ottimismo” di funzionari del DT ….


Giorni fa una parte del Monte Crenone a Biasca si è mossa e dei materiali sono caduti a valle. Sul riale Vallone. Questo avviene perlomeno dal 1512, da quando una porzione  enorme della montagna è caduta seppellendo parte dell’abitato di Biasca , chiudendo la valle di Blenio e formando un lago durato due anni. La Buzza di Biasca  è ricordata oggi solo per l’immagine di evento straordinario e per le distruzioni prodotte dalla rottura della diga creata dallo scoscendimento,  da Biasca fino al Lago Maggiore, ma solo come un evento che riguarda  il passato.

Meno ricordato dai media è invece il fatto che le condizioni di pericolosità del luogo, legate alla presenza di un corso d’acqua a forte pendenza ( il riale Vallone ), che periodicamente porta a valle il materiale che ha continuato a cadere regolarmente  dalla montagna durante gli ultimi 5 secoli, continuano a sussistere, proprio per le caratteristiche morfologiche e geologiche della montagna.

Oggi, periodicamente, si torna a parlare in occasione di qualche frana “che fa rumore”, del pericolo maggiore rappresentato da una fetta di questa montagna rimasta “sospesa” sul Crenone , dopo la Buzza del 1512, e che la tradizione locale ha chiamato Püpon , quasi a voler umanizzare , esorcizzandolo,  il pericolo persistente. Questa massa enorme di roccia, rimasta  sul versante sinistro del Vallone, da tempo è in lento e costante spostamento a valle ( vi sono le misurazioni oggi di questo movimento ), e da questa massa periodicamente si staccano porzioni di roccia. Dunque un fenomeno perfettamente conosciuto nella sua dinamica. Forse meno invece quanto  alla composizione sotterranea della roccia, e quindi quanto alle possibili  modalità con cui potrebbe cadere a valle, a determinate condizioni meteo.

La notizia recente dell’ennesima frana ( vedi La Regione article51 Il Monte Crenone continua a perdere pezzi LA REGIONE 21 6 11 ) ci ha però riportato anche l’ennesima testimonianza di  quel  “tranquillante ottimismo” espresso da funzionari cantonali , che negli ultimi  40 anni ha caratterizzato una serie di scelte improvvisate ed irresponsabili a proposito di opere di premunizione necessarie nella regione di Biasca. Questo “ottimismo” ha però passato il segno quando giunge a sostenere oggi che

 “le vasche ultimate quasi tre anni fa per proteggere dal rialeVallone la parte alta di Biasca e l’unica via che porta inValle di Blenio, riuscirebbero ad arginare un’eventuale emergenza”  ( v. art. cit. )

quando si sa che l’unica vasca costruita su progetto dell’ing. Augusto Filippini , realizzata nel 2007-2008 ( ma progettata già dal 1993 e poi rifiutata dal Cantone nel 1996  !) è stata commissionata e costruita unicamente per cercare di contenere il “normale” flusso di materiale trasportato dal Riale Vallone durante le piene, e non calcolata affatto in funzione di una ipotesi come la caduta del Püpon! Questa è una affermazione ridicola e totalmente irresponsabile, se si tiene conto del fatto che la stessa vasca (  a seguito del compromesso raggiunto dal Comune di Biasca  con Alptransit che poi ha eseguito l’opera ), era stata ridotta  di ca. 1/3 rispetto alla dimensione originariamente calcolata dall’ing. Filippini dopo l’alluvione del 1993, sulla base del materiale allora trascinato a valle dalle acque. Riduzione che ha portato poi a continuare a lasciar aperto il vecchio alveo del riale a partire dal punto di deviazione a monte.

vedi Progetto Filippini approvato 2006

L’articolo de La Regione cui abbiamo fatto riferimento ha riaperto la domanda sul grado di sicurezza raggiunto per gli utenti della strada cantonale, e l’ipotesi della necessità di una galleria al Ponte Rosso. Su questo punto torneremo nel prossimo intervento.

Questa è la situazione ( immagine da Google Earth )

 

Visitate il nostro sito web


www.ponterosso.ch

Una sintesi dei problemi legati ad una gestione pubblica fallimentare della protezione dai pericoli naturali.  La storia delle ragioni che hanno portato a 2 morti evitabili  in 13 anni , a causa di scelte avventuristiche  operate dalle autorità cantonali ( Dip. del Territorio ) in nome del “risparmismo” . Una storia che ha portato ad una denuncia penale contro lo Stato del Cantone Ticino, tuttora in corso.

La nostra associazione attenderà una decisione finale da parte della Procura prima di pubblicare i documenti in proprio possesso, parte dei quali sono citati nella ricostruzione storica che trovate nel sito.

Un tranquillante ottimismo . Lettera aperta al sindaco di Biasca sulla sicurezza al Ponte Rosso.


Al sindaco di Biasca

Avv. Jean-François Dominé        6710 Biasca

Egregio sig. Dominé,

durante la conferenza che avevamo tenuto a Biasca nel  marzo 2008 Lei aveva valutato positivamente la nostra proposta di mettere in funzione, in casi di situazione di emergenza, la vecchia galleria ferroviaria al Ponte Rosso, bloccando la strada cantonale ed organizzando il passaggio del traffico tramite dei semafori. Questo suo apprezzamento sottintendeva che anche lei riconosceva l’esistenza di un pericolo residuo che meritava ancora ulteriori misure di premunizione per rendere sicuro il passaggio in quel punto durante i periodi di  forti precipitazioni.

Successivamente  la nostra associazione aveva sottoposto al Municipio di Biasca quella  stessa proposta tramite lettera, ma da allora  non abbiamo più ottenuto risposta.

Durante la discussione in Gran Consiglio sulla mozione Cleto Ferrari e firmatari , che chiedeva la costruzione di una galleria al Ponte Rosso, Lei era intervenuto nel dibattito  parlando contro la proposta di galleria e sostenendo sostanzialmente che i lavori effettuati nel 2008 sono sufficienti a garantire la sicurezza in quel punto. Questo suo intervento ci aveva sorpreso: ci siamo chiesti  infatti come mai  a distanza di un anno Lei avesse cambiato opinione, non riconoscendo più l’esistenza di un pericolo residuo dopo la costruzione della vasca di contenimento sul riale Vallone. Non sarebbe stato più corretto ( pur non accettando l’idea della galleria ) riconoscere tuttavia che un pericolo ancora può sussistere ? Abbiamo quindi pensato che lei avesse voluto ulteriormente “tranquillizzare” qualcuno, ma non riusciamo tuttavia a credere che gli utenti della strada  che transitano al Ponte Rosso si sentano più tranquilli dopo  questo suo intervento.

Nel nostro comunicato del 22 novembre 2009 ( vedi su www.ponterosso.ch nella sezione “Attualità” )  noi abbiamo indicato le ragioni  che ci fanno  guardare alla  decisione  del Gran Consiglio come ad un atto irresponsabile, nella misura in cui nessuno si è chiesto come sia stato costruito il “deviatore” che dovrebbe convogliare la maggior parte delle acque e dei  materiali verso la vasca in caso di forti piogge, e quali pericoli quel manufatto lascia ancora scoperti. Se teniamo conto del dimensionamento  insufficiente della luce del ponte sulla cantonale , noi crediamo che sia realistico e responsabile attirare l’attenzione della popolazione sul fatto che del materiale trascinato dal riale può ancora arrivare sulla strada, e costituire un pericolo per le persone,  e questo malgrado i lavori realizzati.

Abbiamo finora  sempre sostenuto che al  Comune di Biasca non si possono  addebitare responsabilità per i ritardi nel costruire delle opere di premunizione a protezione della strada al Ponte Rosso, dopo l’alluvione del 1993, e continueremo a dire che se responsabilità ci sono vanno cercate altrove. E siamo determinati a portare avanti la richiesta affinché si faccia luce sulle responsabilità per la morte di Ariano Corti nel 1993 e di Laura Columberg nel 2006.  Questa storia è piena di contraddizioni, di errori e di silenzi colpevoli , ed è troppo seria ed importante perché  noi si debba oggi di nuovo accettare che  altri motivi di “opportunità” possano ancora produrre situazioni come quelle vissute. Ecco perché noi consideriamo pericoloso e fuorviante da parte Sua diffondere quello che appare come un inutile  “tranquillante ottimismo”  a proposito della sicurezza al Ponte Rosso.

Le rivolgiamo perciò pubblicamente  tre domande, ricordando la frase che concludeva il testo del Municipio di Biasca in occasione dell’inaugurazione delle opere realizzate nel 2007-2008 sul riale Vallone:

La popolazione tutta è ora sicuramente più tranquilla perché le opere si sono concluse ed il comparto è finalmente più sicuro.”

Con quel  retorico “la popolazione tutta” si era voluto tranquillizzare ipotizzando un consenso generale , preferendo però ignorare che i dubbi sulla sicurezza del Ponte Rosso erano e restano molto presenti in chi quotidianamente transita in quel punto.
Le chiediamo:
·         Aver elogiato in quel testo  tutta l’opera svolta per poter arrivare a realizzare quel progetto , dimenticandosi però di parlare dei morti e dei feriti ( e di quanto deciso dal DT nel 1996  quando il primo progetto Filippini era stato rifiutato nel modo sbrigativo che lei sa  )  aveva lo scopo di tranquillizzare chi ?
·         Quando  Lei  ha poi sentito il bisogno di  parlare in Gran Consiglio contro la costruzione della galleria ( durante la discussione della mozione Ferrari )  voleva  ancora tranquillizzare  qualcuno  ?
·         Quando afferma che  oggi la sicurezza è maggiormente  garantita  intende dire che la “luce” del Ponte Rosso è tale da far passare sotto di sé qualsiasi quantità  e dimensione di materiale il riale Vallone   potesse ancora trasportare senza creare pericoli sulla strada ?  Su questo , Lei  condivide l’opinione della Divisione delle costruzioni  espressa dall’ing.  Pettinari , secondo cui il ponte era stato costruito tenendo conto della dimensione effettiva dei materiali che il riale  poteva convogliare a valle ?
La ringraziamo per la sua risposta.
Con i nostri cordiali saluti.

Per Associazione Ponterosso  :   Alfredo Quarta         Enzo Ritter     Bruno Strozzi

Che cosa fa il “deviatore” sul riale Vallone


I due rami del riale nel secondo progetto Filippini, realizzato 2008
Il progetto realizzato sul riale VAllone dall’ing. Augusto Filippini, Biasca

Acque e materiali dovrebbero essere deviate a destra per essere convogliate sulla vasca di contenimento in basso. La domanda é : quanta parte di materiale continuerà a scendere lungo il vecchio alveo e potrà raggiungere il Ponte Rosso ? Guardate le immagini  del punto di deviazione sul nostro sito www.ponterosso.ch.