196 giorni ai 50 anni del Vajont – Chi era Tina Merlin, “quella del Vajont” ( non “quella dei casini” )


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Esistono tragedie al mondo che sono ricordate per alcuni atti eroici di protagonisti , che spesso fanno oscurare i fatti stessi e le loro cause.

La tragedia del Vajont ( 9 ottobre 1963 ) ha avuto e continua ad avere un enorme valore simbolico  per due fatti:

  • per  essere la dimostrazione di come sia possibile far scomparire nel tempo un delitto con 2000 morti senza che i responsabili veri siano  mai stati individuati e puniti.
  • per essere stato il più grande disastro dell’epoca moderna  non solo in Italia,  causato dal bisogno del profitto , dove  i segni premonitori che erano stati individuati in modo chiarissimo  erano stati occultati dai grandi  media ( stampa e TV ), che anzi si affrettarono nei primi giorni dell’evento a depistare con una sistematica disinformazione , anche grazie alle grandi firme del giornalismo italiano come Indro Montanelli e Giorgio Bocca.

Questi due dati di fatto rendono oggi il lavoro di una donna come Tina Merlin   un protagonista assoluto di questa incredibile tragedia, per aver lei denunciato  con largo anticipo ( 5 maggio 1959 )quello che sarebbe potuto succedere, per essere stata per questo motivo processata e poi assolta (  perché i fatti da lei denunciati corrispondevano al vero, e per poi aver documentato ( prima pubblicazione:  maggio 1983 Edizioni La Pietra – Milano ) i fatti e le ragioni sociali , politiche ed economiche, che avevano reso possibile quell’avvenimento, in un libro di assoluto rigore  quale è  Sulla pelle viva, Come si costruisce una catastrofe. Il caso Vajont .  ( 1983 ). Questo lavoro  renderà possibile in seguito anche l’ importante  contributo di Marco Paolini.

Vi proponiamo qui due filmati:

Sul valore e sul significato di questa esperienza torneremo presto. Ci aspettiamo per il 50.esimo del Vajont l’arrivo di una valanga di lacrime di coccodrillo, che faranno oggi il paio con la disinformazione di massa sulla tragedia del Vajont e sul suo significato.

Di nuovo il Vajont: capire quanto è successo dopo la tragedia


La giornalista Lucia Vastano aveva descritto e denunciato  quanto è successo negli anni seguenti la tragedia ( Lucia Vastano – Vajont, l’onda lunga – Ed.  Ponte alle Grazie ) .

A quella denuncia è seguito il silenzio della grande stampa e dell’editoria che fa opinione. Crediamo sia necessaria oggi un’azione coordinata tra diversi Blog in Italia e non solo  per tentare di rilanciare l’attenzione sull’enormità di quanto è successo, e sulle ragioni strutturali della “politica” per nascondere all’opinione pubblica le implicazioni della scelta di far sparire la memoria e di contemporaneamente permettere che una montagna di denaro, sotto il simulacro della ricostruzione, finisse in realtà in altre mani, lasciando invece ai sopravvissuti l’insulto delle briciole e la negazione della memoria individuale.

Guardate queste due parti di un documentario che trovate in rete, dove  nel primo viene spiegata quale è stata l’origine del progetto della diga  e nel secondo  (con  intervista a Lucia Vastano ) che cosa è successo durante e dopo il processo per il Vajont.

http://www.youtube.com/watch?v=l8id-tIS3iI&feature=channel

http://www.youtube.com/watch?v=AOboc6beK1w&feature=channel

Il dopo Vajont: lo scandalo del trattamento riservato ai superstiti e dei soldi finiti agli speculatori


Il dopo Vajont è stato ancora  peggio della tragedia del 9 ottobre 1963. Questa storia è stata ricostruita dalla giornalista Lucia Vastano nel libro “Vajont. L’onda lunga” , Editrice Ponte alle Grazie

 Una trasmissione de “LE IENE” nel 2007 aveva ripercorso alcuni  momenti del dopo Vajont, intervistando diversi sopravvissuti ( fra cui Mario Pozzobon, ed il sindaco di Erto ). La riproponiamo qui.

http://www.youtube.com/watch?v=mWaJIDcO6jM&feature=player_embedded#!

Riascoltate il racconto della tragedia del Vajont: perché fu causata dagli uomini e non dalla natura


Lo straordinario lavoro dell’attore e regista Marco Paolini che ricostruì nei dettagli e con i documenti i motivi per cui morirono, l’8 ottobre 1963,  più di mille persone quando la frana del Monte Toc precipitò nel lago artificiale creato dalla diga idroelettrica costruita nella valle del  Vajont, e poi tracimò oltre la diga  distruggendo in un attimo il paese di Longarone e altri villaggi vicini .

Riproponiamo qui  quel racconto  trasmesso dalla  RAI, in diretta dalla diga del Vajont , dove Paolini spiega come e perché  l’unica causa di quella tragedia non fu la fatalità ma il comportamento irresponsabile e criminale dei dirigenti  della SADE e del governo italiano.

Se volete prima leggere una sintesi di questa storia,  guardate lo scritto della giornalista Tina Merlin, che fu la prima a denunciare il pericolo rappresentato dalla diga del Vajont.

http://www.tinamerlin.it/Pubblicazioni/Vajont_6-9.aspx

Ora ascoltate Marco Paolini  su www.worldtv.com/ponte.rossoTV

Chi ha la  la pazienza di ascoltare per intero questa  lunga e drammatica  descrizione, riesce a capire come e perché gli enormi  interessi materiali che erano legati alla diga del Vajont sono stati in grado di occultare fino all’ultimo i pericoli che si andavano man mano accumulando, impedendo di dare l’allarme alla popolazione.

Sono trascorsi 46 anni, ed a tutt’oggi  i discendenti dei morti del Vajont ancora non sono riusciti ad ottenere dal governo italiano un gesto ufficiale di scusa. Il presidente Napolitano si è rifiutato di ricevere personalmente una delegazione da Longarone che chiedeva un gesto simbolico verso  le vittime,  ed ha mandato  invece un funzionario la cui prima domanda è stata “ma voi volete dei soldi ?” .

Vedi anche questa intervista a Mario Pozzobon, figlio di vittime del Vajont, invervistato nel 2007 da una giornalista spagnola. http://www.youtube.com/watch?v=CqfUygVA550 1. parte

http://www.youtube.com/watch?v=PSS6klbiLc8&feature=related 2.parte

 

 
 
 

Un esempio storico illuminante: l’atteggiamento della stampa italiana dopo i fatti del Vajont


Il ruolo della giornalista Tina Merlin  nel denunciare i responsabili della catastrofe del Vajont , ricordato in una pagina dell’Associazione culturale Tina Merlin. E il comportamento da “pompiere” della grande stampa italiana che cercò di nascondere i fatti, anche attraverso i “grandi giornalisti” come Indro Montanelli.

Collegatevi a:

http://www.tinamerlin.it/Pubblicazioni/Anniversar_6-22.aspx