Il coraggio della non violenza


E' solo un blog

Incontro con i rappresentanti dei Comitati di resistenza nonviolenta in Palestina:

Kafr Qaddom

“I coloni israeliani non ci rubano solo la terra, ma pure il nome del villaggio, la dignità e la vita.”

a capo

a capo

Intervista con: Samir Shtaiwi e Murad Shtaiwi, rispettivamente sindaco e coordinatore dei comitati di resistenza nonviolenta in Palestina, dal villaggio di Kafr Qaddom.

Kafr Qaddum è il villaggio palestinese nella Cisgiordania settentrionale, a 13 chilometri a ovest di Nablus e 17 chilometri a est di Qalqilya, da anni sta lottando per la possibilità di accesso alla strada principale che porta gli abitanti a Nablus.
La strada attraversa da sempre i terreni agricoli palestinesi e congiunge il vicino villaggio di Jit (1 km e mezzo) e ovviamente la città palestinese più vicina ed importante Nablus (13 km), ma è stata chiusa dall’esercito israeliano per la crescita di un insediamento di coloni: Qaddumim e…

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Pure al meglio non c’è mai fine . Massimo Pini ” degnamente onorato” con il suo nome su una strada.


La “SCOPERTURA DELLA TARGA TOPONOMASTICA”  delle 11.00 precederà l’aperitivo delle 11.15….

  •  Avevamo  pubblicato sul numero di ottobre della rivista Tre Valli il testo che trovate in  La smemoratezza della Politica. Spiegavamo  perché aver “celebrato” Massimo Pini dimenticandosi di parlare dei suoi quattro anni come sindaco di Biasca, per evitare di dire qualcosa sul  trattamento che gli era stato riservato,  fosse la massima dimostrazione di ipocrisia e di cinismo da parte della “politica”  e di qualcuno in particolare.
  • Oggi apprendiamo che il Municipio di Biasca, ha deciso di dedicargli una strada , insieme al padre Aleardo. Una strada che già era dedicata alla famiglia Pini. Dunque, dovremmo pensare che chi oggi dirige il Comune di Biasca sia stato folgorato sulla via di Damasco da una visione , che lo ha portato a proporre una novella forma di espiazione collettiva per i peccati passati di alcuni :  ricordare  ai cittadini biaschesi ,  quotidianamente,  che Massimo Pini era figlio di Aleardo Pini.  Bene!
  • Ci possiamo quindi aspettare che alla cerimonia inaugurale  del 23 novembre ( durante  i “discorsi commemorativi” ) qualcuno voglia raccontare come e perché il sindaco di Biasca Massimo Pini fu defenestrato nel 1996 impedendogli di ricandidarsi. Non è mai troppo tardi per riparare agli errori, nemmeno per la politica.
  • Faremo in modo per parte nostra di diffondere la notizia, registrando i discorsi che potremo ascoltare e intervistando gli oratori ( sempre che ce lo vogliano  concedere… ) . Siamo pronti a sorprenderci , confidando che il detto “al peggio non c’é mai fine” sia finalmente smentito, in modo da poterlo attribuire solo alla malignità di Satana.

aleardo

Say no!


Imparare a dire no ed a spiegare perché è necessario: tanto semplice quanto difficile se siamo in pochi a farlo, troppo facile quando sai che la maggioranza ti segue, comprese tutte le speci di opportunisti. Segnaliamo questo post de laragazzacoltacco12…rotto per la sua chiarezza e invitiamo a sostenere l’idea.

laragazzacoltacco12...rotto

Cari amici e amiche,

Di solito scrivo in maniera ironica e per far ridere ma oggi ho deciso di scrivere per dire NO!

Alcuni di voi lo sanno, altri no, ma la sottoscritta, oltre ad essere una gran testina di minchia e a criticare vestiti, stile e uomini, sarebbe anche, teoricamente una persona seria!

Ho studiato, sono laureata in Lingue e letterature straniere con il massimo dei voti, poi ho vinto il progetto Leonardo e ho lavorato in Spagna in una casa editrice, non contenta ho fatto un master in Creazione dei mercati d’impresa, continuando a non trovare lavoro ho preso una seconda laurea in Insegnamento dell’italiano agli stranieri.

Perchè vi dico tutto questo? Perchè nonostante il mio curriculum sembri da yeah continuo a non trovare lavoro. Non ce n’è di lavoro! Direte voi…eh no…questo è il mio punto.

Quali sono i lavori che ci offrono?

Il mio grande sogno…

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Io c’ero, ma non è servito a niente… –


Il Vajont ed il nostro presente.

Lavorare sulla memoria , e sui suoi limiti, per capire il presente ed aprire le strade al futuro. Questo è , a mio avviso, l’insegnamento che possiamo trarre da tragedie come quella del Vajont. Non per recriminare sul perché ha potuto realizzarsi, ma per capire le ragioni intrinseche che l’hanno prodotta. In quanto scelta degli uomini e non della natura.
L’articolo che segnaliamo parla del Vajont da un punto di vista esplicito , ma pone anche un interrogativo tanto attuale quanto inquietante: come e chi e che cosa avrebbe potuto impedire quella tragedia ? Interrogativo che assume, a cinquantanni di distanza da quei fatti , un significato chiaro per il presente che stiamo vivendo: esiste un modo per chiamare le persone, oggi, ad assumere la responsabilità di impedire con il proprio comportamento che fatti simili possano accadere ? Esiste la possibilità reale di impedire che dei poteri occulti, mimetizzati dall’ abito dell’interesse pubblico che esibiscono, possano creare le condizioni per il ripetersi di fatti come quelli , minuziosamente costruiti e perseguiti in nome del profitto, come per il genocidio del Vajont ?

a66e1-tina2520merlinPerché la denuncia solitaria di Tina Merlin era rimasta inascoltata prima che la tragedia si compisse ?

L'Altra Metà del Cielo

disarmo

Posso in qualche modo considerarmi fortunata. Ho avuto una vita di “io c’ero” che sono stati tanti, anche, se non altro per il fatto di essere nata la metà del secolo scorso.
La cosa certa è che per ognuno di quei “io c’ero” avrei una miriade di riflessioni da fare. Perché chiaramente ci sono dei momenti in cui, a posteriori si può dire che ad esserci si sono raccolti bei ricordi, indimenticabili, ed altri in cui, anche se incolpevolmente, si sono raccolti sensi di colpa e responsabilità che non si potevano prevedere.
Non tutti i fatti che mi hanno vista testimone sono belli da ricordare. Mi chiedo se ricordo ancora le emozioni che mi avevano preso il 10 ottobre di 50 anni fa…
A quel tempo, poi eravamo in pochi ad avere il telefono e la televisione, ma le notizie volavano lo stesso di bocca in bocca con la velocità…

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Al PONTE ROSSO PRESIDIO PER LA MEMORIA . 3 ottobre 2006 / 3 ottobre 2013


Oggi , giovedì 3 ottobre 2013, la nostra Associazione organizza un Presidio in zona Ponte Rosso a Biasca per ricordare i 7 anni della tragedia che costò la vita a Laura Columberg.

Qui trovate la locandina1che annuncia l’evento, con un testo di Enrico Diener che ricorda la figura di Laura per un omaggio alla sua memoria.

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Il Municipio di Biasca ha perso ieri l’ultima occasione per dar segno di serietà rispetto alla ricorrenza di quella morte. Ha comunicato alla nostra Associazione che NON può autorizzarci a distribuire volantini sull’intero territorio di proprietà comunale con una letteralettera Municipio permessi 3 ottobreche commenteremo in seguito. Ci limitiamo per ora a sottolineare che sarebbe normale dovere del Comune dire qualcosa pubblicamente alla popolazione in questa occasione. E se l’unico , inquietante, messaggio che ci arriva dal Municipio è che deve ubbidire alla “Divisione delle costruzioni” del DT, per negarci il permesso di informare con dei volantini, significa che bisognerà aprire il problema del rapporto Comune / Cantone e del comportamento di un Municipio incapace o impossibilitato ad opporsi al volere ed ai desiderata di determinati funzionari cantonali.

Il  testo che distribuiamo oggi lo trovate qui Prescrivere i reati non cancella i fatti

Associazione Ponterosso

cp 1415

6710 Biasca

3 ottobre 2013

Lettera ai giudici della CRP – La gatta frettolosa fa i gattini ciechi


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La morte di Laura Columberg e la giustizia : caso chiuso o problema riaperto ?

Parte da oggi una nuova fase del caso Ponte Rosso. Nell’annunciare ieri la sentenza della CRP il sito web della RSI dichiara chiusa la causa (vedi  testo a firma Francesco Lepori ), e dopo aver sentito il parere dell’avvocato Emanuele Verda si dimentica di distinguere la causa penale da quella civile, dichiarando chiusa la causa penale , come se questo chiudesse di fatto il caso Ponte ROSSO. La notizia diventa riferimento per gli altri media che escono stamattina , che ne amplificano la portata , e ne  evidenziano  questa interpretazione. Vi si distingue in questa operazione la Redazione de La Regione .

Una frettolosa conclusione alquanto sospetta.

La mia presente lettera è rivolta ai Giudici della CRP,

Egregi giudici,

La CRP ( Corte dei reclami penali  del Tribunale d’Appello ) che voi rappresentate  è un organo che non può decidere quando una causa è finita, ma solo indicare i termini del problema relativi alla scadenza della prescrizione nel caso di una causa penale. Ed è quanto avete fatto, argomentando con sottigliezza  degna di nota che la prescrizione sarebbe addirittura già arrivata nel 2006 o nel 2008, di fatto affiancando la tattica dilatoria del Procuratore Respini. Vi siete tuttavia dimenticati di spiegare come mai non l’avete mai detto prima. Quisquiglie e pinzellacchere direbbe Totò. 

Per quanto sappiamo, la decisione nel merito potrà sempre essere sottoposta anche al Tribunale federale nei termini di legge.  L’avvocato Verda ha tuttavia voluto significare che, a suo parere, con la  vostra decisione   sulla prescrizione, diventa più difficile pensare di poter giungere ancora ad una conclusione favorevole sul penale , ma ha tuttavia chiaramente indicato che la causa civile continua. Piccolo dettaglio che oggi tanti cercheranno di oscurare. Se i reati sono prescritti dai termini di  legge, questo non significa che il valore  e la rilevanza  civile , pubblica, dei reati scompare. Al contrario : semmai il loro significato e la loro importanza  vengono amplificati proprio dal contesto giuridico che ne ha favorito la prescrizione.

Non pretendo certo di insegnare a Giudici come il dr. Mini, così erudito in materia , come vada interpretata la legge. Mi permetto però di ricordare , che usare la forma per evitare di entrare nel merito dei fatti e della loro rilevanza, è paragonabile al disquisire  sottilmente sull’esistenza di Dio dimenticandosi di dire che non ci si crede. La libertà di pensiero  è un bene prezioso ,  ma il suo esercizio senza l’assunzione della responsabilità individuale di fronte alle conseguenze che a terzi ne derivano , può essere assimilato ad un pericoloso  gioco di potere.  Chi fa una dichiarazione di guerra con il motto “armiamoci e partite”  non può evitare il rischio che qualcuno capisca che sia giusto armarsi, ma non per partire, bensì per  restare e sbarazzarsi di chi gli chiede di andare a morire in guerra contro i propri simili.

Laura Columberg era una persona e non un codice di legge, e la sua morte poteva essere evitata solo se le persone che avevano il potere di decidere avessero assunto correttamente le loro responsabilità pubbliche. Il non averlo fatto allora e il rifiutarsi di farlo oggi è  di fatto una dichiarazione di colpevolezza, al di là di qualsiasi legge scritta.  Se dobbiamo fare in modo che la legge scritta sia sempre al servizio della giustizia, dobbiamo altresì evitare che la Giustizia diventi strumento al servizio del suo contrario. TODO MODO dobbiamo assumerci la responsabilità individuale delle dichiarazioni di guerra.

Bruno Strozzi, ai Chiabi1, 6710 Biasca

membro dell’Associazione Ponterosso

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Informazione per i media

I paradossi dello zelo ( ovvero le sorprese della Provvidenza )

Nel testo della sua sentenza finale sulla morte di Laura Columberg il Procuratore Nicola Respini ha , di sua iniziativa, incluso anche il signor Bruno Strozzi, insieme ai suoi figli Andrea e Michele, quale parte in causa. Chiedo:  i Giudici della CRP non sI sono accorti  di questa irregolarità  formale e sostanziale ?  Può un Procuratore  , senza informare la persona in questione,  trasformarlo in un accusatore ?

La risposta per il pubblico la chiedo alla CRP. La mia risposta è : errare è umano, il perseverare è solo un eccesso di zelo. Il postino suona  solo due volte.

Vajont , una strage di Stato da reinterpretare


  • Il 9 ottobre 2013 saranno passati  50 anni. Sul Vajont sono state scritte tante cose, ma ancora manca una lettura che inquadri nella situazione italiana del dopoguerra le ragioni strategiche di quella scelta sciagurata. Un genocidio annunciato, voluto  e perseguito contro ogni logica  in nome del “progresso”. Oggi sappiamo quasi tutto sui fatti ( basta voler informarsi ), ma per molti media il cinquantesimo anniversario di questa tragedia sarà solo occasione di lacrime di coccodrillo e di esibizione di buoni sentimenti.  La vera domanda sul dopo Vajont rimane “come è stato possibile far sparire dalla coscienza collettiva le ragioni di una strage con duemila morti” ? E senza individuarne realmente le responsabilità ? 

    quella_del_vajont_g-tina-merlin-biografia-copertina-del-libro-di-adriana-lotto.jpg  Vajont l'onda lunga COPERTINA ristampa

    Nel segnalare oggi la ristampa di un libro importante come “Vajont, l’onda lunga”  di Lucia Vastano, bisogna anche ricordare che la denuncia degli antecedenti e poi di come sono andate le cose era stata opera di un’altra donna, la giornalista e scrittrice Tina Merlin, alla cui ricerca  farà riferimento l’attore Marco Paolini nella sua ricostruzione televisiva del 1997, il solo momento alto di informazione che ne aveva indicato i termini reali, rimasto da allora un caso unico nel panorama mediatico italiano e non. Dove sono mai i servizi giornalistici e televisivi che abbiamo realmente informato la gente? Una cosa appare oggi certa: le ragioni dell’oscuramento dei fatti stanno nelle scelte economiche e politiche operate dal governo italiano, e non solo negki interessi della società privata SADE che ha gestito il progetto.

    Il lavoro di Lucia Vastano è un contributo fondamentale alla comprensione di quanto è accaduto dopo la tragedia che aveva fatto duemila morti. Il “dopo Vajont” per essere compreso in tutto il suo significato richiede tuttavia la conoscenza esatta di quanto è successo prima e delle ragioni che hanno fatto del progetto della diga sul Vajont ( e della SADE ) un caso esemplare per la gestione di interessi privati attraverso l’uso dello Stato e dello strutture pubbliche. Infatti senza l’interesse alla “nazionalizzazione” dei profitti legati all’ energia (creazione dell’ ENEL ) non sarebbe stato possibile portare fino alle estreme conseguenze la scelta del silenzio su quanto stava succedendo ormai da tempo ( la frana si stava muovendo con modalità inequivocabili ). Proprio questo connubio privato/pubblico ha reso possibile l’incredibile scelta di non dare alcun allarme alla popolazione, e neppure ai tecnici presenti sulla diga. Ma proprio tutto questo, nel dopo Vajont, ha portato al tentativo riuscito di occultare i fatti nei media, minimizzando al massimo le responsabilità politiche durante il boom economico degli anni Sessanta e oltre, facendo di fatto sparire dalla coscienza collettiva la percezione della gravità di quanto accaduto, tanto che oggi a molti il Vajont ricorda ancora solo una “catastrofe naturale” accaduta per fatalità.

    A mio avviso, rileggere il dopo Vajont richiede forzatamente un cambiamento di parametri per interpretare il primo dopoguerra italiano sul piano politico ed economico, con la nascita contemporanea di mass media ( tv in primis ) che hanno letteralmente “costruito” la lettura della realtà offerta al popolo in modo da rendere plausibile una versione “buonista” dei fatti. L’eccezione dello straordinario lavoro di Marco Paolini ( 1997 ) ( costruito sulla ricerca di Tina Merlin, 1983: Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe ) conferma la regola che ha visto immediatamente dopo i fatti le grandi firme del giornalismo italiano come Indro Montanelli e Giorgio Bocca diffondere una interpretazione moralista e falsificante dei fatti, utilizzando a piene mani il discorso sui motivi “politici” di chi denunciava responsabilità precise,e proprio in questo modo occultando nei media i fatti decisivi che stavano a testimoniare la precisa volontà di andare fino in fondo da parte di chi sapeva quale dimensione avessero gli interessi economici in gioco. Proprio con l’uso di un moralismo che utilizzava “cattolicamente” il senso di colpa per un assassinio di massa rimasto impunito, fu costruita la straordinaria truffa del finanziamento con il “fondo Vajont”, utilizzando l’escamotage della vendita delle licenze commerciali delle vittime, abilmente sfruttato da chi aveva capito come fosse così possibile far piovere sull’intero territorio del Nord est una massa enorme di soldi “facili” per finanziare operazioni commerciali le più disparate. Una operazione di “capitalismo straccione” che è all’origine del tanto mediatizzato “miracolo economico del Nord-est”. Come ricorda Lucia Vastano nel suo libro, il fondo Vajont è tuttora attivo, tanto che una quota delle tasse sulla benzina continuano ancora ad alimentarlo. Ecco una storia che andrebbe documentata e ricostruita, per il suo significato simbolico , politico-economico, nell’Italia della prima e della seconda Repubblica.
    Invitando tutti ad acquistare il libro di Lucia Vastano, vorrei richiamare un punto a mio avviso oggi cruciale. Oggi non è più possibile occultare la sequenza dei fatti. È però sempre possibile presentarne una lettura di tipo “scientifico” che, grazie propria ad una ideologia scientista, serva a mettere in secondo piano i motivi pratici degli interessi miliardari strettamente legati alla gestione economica dello Stato italiano uscito dalla guerra. E questo cercando di sminuire ( in quanto “ideologiche”) le argomentazioni di chi ha individuato le cause della tragedia del Vajont in precisi interessi di sfruttamento di risorse dell’energia elettrica, che nell’Italia del boom economico erano diventate strategiche, e totalmente decisive per garantire il nuovo sviluppo industriale. Un tipico esempio di questa lettura credo sia quello che possiamo leggere oggi su Wikipedia alla voce Vajont. Quando Tullio Bugari  sul suo blog ci ricorda , citando Vastano, come è nata la prima decisione dello Stato italiano ( 15 ottobre 1943 ) di autorizzare il progetto Vajont , credo che meriti tutta la nostra attenzione il piccolo dettaglio che il protagonista indiscusso dell’intera vicenda ( il conte Volpi di Misurata , creatore e anima della SADE, la società che gestiva l’intera rete delle dighe idroelettriche del Veneto ), da ministro del governo Mussolini era poi riuscito , dopo essersi rifugiato in Svizzera, a riciclarsi come antifascista con meriti “resistenziali”, restando così in condizione ,nella ricostruzione del dopoguerra, di ottenere il consenso dei governi della DC per il suo progetto del “grande Vajont”. Non una delle tante dighe, ma la madre di tutte le dighe, che avrebbe dovuto garantire la possibilità di fornire energia tutto l’anno, anche quando le acque del Piave erano insufficienti durante l’inverno, proprio attraverso questo nuovo bacino che DOVEVA RACCOGLIERE TUTTE LE ACQUE CHE PROVENIVANO DA TUTTE LE ALTRE CENTRALI IN ATTIVITÀ NEL VENETO ( attraverso una rete di gallerie). Una enorme riserva d’acqua, recuperando dalle altre centrali l’acqua già sfruttata, rendendo così possibile disporre di quel quantitativo d’acqua necessario a produrre nuova e più grande quantità di energia. Ecco perché la stessa altezza della diga era considerata decisiva, ed ecco perché la diga del Vajont doveva essere la più alta al mondo. Un progetto strategico, immaginato fin dagli anni Venti, e reso possibile solo dagli espropri delle terre dei contadini di Erto e Casso nella valle del torrente Vajont. Che è la vicenda ricostruita in dettaglio da un testimone d’eccezione, Tina Merlin, una donna che da giovane aveva fatto la staffetta partigiana, e che caparbiamente aveva documentato dal vivo l’intero percorso preparatorio organizzato tramite la SADE che doveva portare all’ inizio dei lavori.

    Una cosa è certa: la presenza dell’antica frana sul monte Toc era conosciuta e certa, fatto che avrebbe dovuto far considerare suicida il progetto fin dall’ inizio. Comprendere i motivi che hanno portato invece a sottovalutare il pericolo di far scivolare a valle l’enorme massa di materiale, immettendo ai suoi piedi l’acqua del bacino, è proprio quanto ancora resta a mio avviso da capire, se non vogliamo accontentarci di spiegare il fatto con l’ignoranza della geologia e dell’idrogeologia o con il desiderio del profitto a tutti i costi. Personalmente credo che proprio i motivi che avrebbero reso economicamente attrattivo il progetto siano all’origine della decisione di ignorare ed occultare dei dati di fatto . Ma se questo è vero, un’altra lettura dell’avvenimento si rende necessaria, se vogliamo metterci in condizione di trarre finalmente un insegnamento per il futuro da una tragedia che, a tutt’oggi, rimane la più devastante accaduta in Europa occidentale. Dobbiamo partire certo dalla necessità assoluta di mantenere viva la memoria, ma senza dare per scontato di aver ormai spiegato tutto.

    Bruno Strozzi

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    Il nuovo cimitero di Longarone, simbolo di una manipolazione di massa

    operata ai danni dei sopravissuti alla tragedia

La scomparsa del diritto alla privacy: che fare ?


Alcune utili riflessioni su La REPUBBLICA di oggi. Democrazia e diritto alla privacy: perché non possono essere disgiunte.

L’Europa a un bivio di fronte alle pretese USA.

di Stefano Rodotà

http://www.repubblica.it/politica/2013/06/13/news/le_porte_aperte_al_grande_fratello-60974275/?ref=HREC1-11

Altan Ci vuole una visione strategica ...

CHE FARE ?

I dati di Google e Facebook usati dai servizi segreti. Quali conseguenze ?

http://www.guardian.co.uk/world/2013/jun/06/us-tech-giants-nsa-data

Altan Bisognava ....fare qualcosa

La CIA- NSA ed il lavoro sporco. Una novità ?


Una riflessione sul recente clamore attorno alla persona di Edward Snowden

Edward Snowden       e alla sua denuncia del lavoro di spionaggio della CIA. – NSA,

L’agenzia di stampa Euro topics ( www.eurotopics.net )  ci offre un panorama di alcune prese di posizione nei media.

Il caso si presterà ad alcune considerazioni sul ruolo dello spionaggio oggi, in tutti i campi, e sul suo  rapporto con la politica dei  governi. La Svizzera si trova oggi a pronunciarsi sul rapporto con gli USA nell’ambito dell’indagine fiscale sulle banche elvetiche , e questo episodio di spionaggio avvenuto proprio a partire da Ginevra ( dove Snowden ha operato come spia al servizio del programma Prism ) solleva non pochi interrogativi.

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Prism : les Etats-Unis sous le feu des critiques
Les politiques européens ont demandé lundi à Washington des éclaircissements sur les activités d’espionnage pratiquées en Europe par les services secrets américains. L’informateur Edward Snowden, à l’origine de la divulgation du scandale Prism, est entré dans la clandestinité à Hong Kong. Si certains commentateurs font l’éloge des lanceurs d’alerte qui dénoncent ces pratiques, d’autres rappellent qu’il y a longtemps que la vie privée n’existe plus.

Le Temps – Suisse
Edward Snowden est un héros
Edward Snowden, le lanceur d’alerte du scandale Prism, est un nouveau héros de la trempe de Bradley Manning, l’informateur de Wikileaks, estime le quotidien libéral Le Temps : “Le renseignement a … changé de nature. Il n’est plus cantonné à l’acquisition de données ciblées, il collecte automatiquement d’énormes volumes d’informations sur la vie de chacun, à travers Internet et la numérisation des moindres faits et gestes. … Heureusement, ce Léviathan a aussi son talon d’Achille: l’individu. Ou plutôt, l’individualiste à la Manning ou à la Snowden qui, selon le mot désabusé d’un spécialiste du renseignement, ‘se croit autorisé à porter un jugement moral sur la conduite de l’Etat pour lequel il travaille’, et qui fait ‘qu’il y aura de plus en plus d’affaires de ce type’. Son existence est, pour l’heure, la meilleure garantie que le cauchemar d’un Big Brother électronique ne se matérialisera pas.” (11.06.2013)

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Dagbladet Information – Danemark
Le combat contre Big Brother n’est pas encore perdu
Les Etats-Unis instaurent des pratiques qui ressemblent à celle de la Stasi, la police politique de RDA, écrit dans le quotidien de centre-gauche Information le lanceur d’alerte Daniel Ellsberg, qui avait rendu publics les fameux Pentagone Papers il y une quarantaine d’années. Les révélations sur le programme de surveillance d’Internet Prism lui redonnent espoir que les choses changent : “Les nouvelles technologies numériques et les nouveaux pouvoirs de surveillance confèrent à la NSA, au FBI et à la CIA des possibilités qui surpassent les rêves les plus audacieux de la Stasi. … Snowden a révélé que le milieu des services secrets était devenu la ‘Stasi Unie d’Amérique’. … Je vois le salut dans l’exemple d’Edward Snowden : en divulguant ces informations au péril de sa vie, il incitera peut-être d’autres personnes qui détiennent des connaissances comparables à faire preuve de conscience, de patriotisme et de courage civique. … Snowden a fait ce qu’il a fait parce qu’il avait identifié la véritable nature du programme de surveillance de la NSA : une activité dangereuse et anticonstitutionnelle.” (11.06.2013)

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La Stampa – Italie
Pseudo-justiciers plutôt que lanceurs d’alerte
Dans le débat sur la divulgation d’informations de l’armée américaine et des services secrets, personne ne souligne que ni l’informateur de Wikileaks, Bradley Manning, ni la source des fuites à l’origine du scandale Prism, Edward Snowden, ne sont des lanceurs d’alerte au véritable sens du terme, écrit le quotidien libéral La Stampa : “On place normalement dans cette catégorie ceux qui dévoilent des actes illégaux et appellent l’Etat à intervenir pour rétablir la légalité. Le soldat de Wikileaks et l’informaticien du ‘Datagate’ ont pour leur part réuni des documents jugés illégaux pour dénoncer des programmes qui, jusqu’à preuve du contraire, s’avèrent légaux, gérés par le gouvernement et approuvés par le Congrès. … Les jeunes Bradley et Edward ne sont pas des héros. Ce ne sont pas non plus des traîtres. Ce sont deux idéalistes, d’une vingtaine d’années chacun, qui se sont arrogés le droit de décider seuls ce qui est juste ou erroné dans l’appareil sécuritaire le plus complexe de la planète. Leurs actes entreront dans les annales, mais ils ne changeront pas le cours de l’histoire.” (11.06.2013)

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Irish Examiner – Irlande
Surveillance de l’Etat, une pratique banale aujourd’hui
Les pratiques de surveillance de l’Agence nationale de sécurité américaine (NSA) ont suscité l’indignation ces derniers jours en Europe. Une indignation dont s’étonne le quotidien libéral Irish Examiner : “L’envergure du projet est impressionnante, et pas seulement pour ce qui est de son volet américain. Pourtant, il faudrait être extrêmement naïf pour ignorer l’existence de ce système. Effectivement, le contraire aurait été bien plus surprenant. Notre monde s’est profondément transformé, notamment cette dernière décennie. Différentes formes de communication permettent des activités qui n’étaient encore pas possibles à l’époque des attaques des tours jumelles de New York. En dépit de ces changements monumentaux et irréversibles, nous ne voulons pas nous départir de notre conception conventionnelle de la confidentialité. S’il est naturel que nous tenions à notre vie privée, il faut être conscient qu’une fois en ligne, nous pénétrons dans un monde qui ne connaît ni limites, ni restrictions.” (11.06.2013)

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Eesti Rahvusringhääling – Estonie
La vie privée n’existe plus
Dans le cadre du programme Prism, l’Agence nationale de sécurité américaine (NSA) a effectué une gigantesque collecte de données visant notamment l’Iran et le Pakistan, mais aussi l’Europe et surtout Allemagne. Le site de la radio estonienne Eesti Rahvusringhääling craint que malgré ses efforts, l’Europe ne soit pas en mesure de protéger la vie privée de ses citoyens : “En effet, par le truchement des serveurs des entreprises technologiques américaines, les informations sont partagées avec les services secrets américains. … Un commentaire aussi court que choquant de l’expert Internet finlandais Mikko Hyppönen résume les inquiétantes possibilités du programme : la vie privée est morte. … Ce que la logique laissait pressentir est devenu réalité. L’explosion des réseaux sociaux est un cheval de Troie que nous avons laissé entrer chez nous. Nous avons établi un lien direct avec l’enfer de la protection des données. On ne pourra rien changer tant que l’on voudra bénéficier du confort de services gratuits.” (10.06.2013)

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