Davesco e Bombinasco : due casi imprevedibili ?


FRANA DI DAVESCO :

COME  TROVARE UN COLPEVOLE PRIMA DI INIZIARE UNA INCHIESTA

  • Iniziamo da oggi un commento ai fatti  tragici di Bombinasco e Davesco che hanno causato quattro morti,  fatti giudicati finora entrambi imprevedibili.
  • Cominciamo dal caso di  Davesco, commentando il primo tentativo di interpretazione delle cause possibili,  raccontato ai media nell’ immediatezza del fatto dal geologo e idrogeologo Urs Lüchinger, chiamato  dal sindaco di Lugano Marco Borradori a collaborare con l’ inchiesta del Procuratore Nicola Respini. 
  • Lüchinger ha subito ipotizzato la possibilità che il cedimento di un muro , che fungeva da delimitazione di un’ area dove era depositato del materiale dietro la fabbrica ( all’ inizio del franamento , vedi immagine sotto ), possa essere stato la causa del franamento.  ( vedere testo giornalistico )
  • Notare che insieme al terriccio e  al materiale vario la frana  ha asportato  tutta la parte del bosco sottostante, che sembra essere stata interamente coperta da alberi in precedenza ( vedi immagine 2 )

La frana di Davesco

laRegione Ticino - 18.11.2014

                       Immagine 1                          fonte  : LaRegione Ticino, Ti press

 

Come si presentava l’ area prima della frana

Davesco situazione precedente da Google

               Immagine 2                             Fonte : Google earth

mappale zona Davesco-Soragno

Invitiamo i lettori a seguire il ragionamento qui di seguito.

  1. Guardate la posizione in cui si trovava il muro ( linea bianca su  immagine 3 ). Nel cerchio rosso sono visibili i resti della casa interamente frantumata dall’ impatto violento della frana.foto Davesco mod    immagine 3 
  2. La posizione esatta del muro è indicata – v. linea rossa–  nella mappa della zona ( immagine 4 ). Nel piccolo cerchio rosso  si vede  la posizione del fabbricato che è stato distrutto dalla frana.

copia mappa Davesco modimmagine 4

L’ipotesi che il cedimento del muro abbia provocato la frana del terreno sottostante, presupporrebbe che la pressione del  peso del materiale ,  delimitato e sostenuto dal muro ( vedi la superficie nella mappa ) , sia stata tale da aver spaccato il muro e successivamente aver provocato, scendendo verso il basso,   lo scivolamento di tutto il terreno sottostante, insieme a tutti gli alberi, spingendolo verso il basso.

Una ipotesi risibile e fuorviante. Risibile , in quanto sembra ignorare che ( e nel confronto con il caso di Bombinasco sarà  evidente ) una massa di terriccio e alberi,  scivolata a valle con velocità altissima ( da cui l’ enorme  impatto distruttivo  contro la casa, letteralmente frantumata , come a Bombinasco ) , può essersi spostata   solo IN CONTEMPORANEA su tutto il tratto , per poter  raggiungere  il fondo valle con quell’ effetto distruttivo.  Questo movimento di tutto il materiale è spiegabile solo con l’ azione delle acque sotterranee , che hanno letteralmente fatto “galleggiare” il terreno e gli alberi. La forte pendenza del tratto ha fatto il resto. Il confronto con Bombinasco è illuminante : lì, senza alcun muro a monte, il terreno e gli alberi  sono arrivati con altrettanta forza distruttiva contro l’ abitazione, ad alta velocità, proiettando a grande distanza le parti della casa.  Solo lo stesso identico effetto delle acque sotterranee, ( con  la funzione protettiva del bosco azzerata perché le radici degli alberi   sono state divelte INSIEME al terreno su cui erano ancorate ) , riesce a spiegare questo tipo di movimento.

L’ipotesi  di Lüchinger quindi è anche fuorviante, proprio perché sembra già indicare l’ esistenza di un presunto “colpevole” prima di aver iniziato ad analizzare il fatto idrogeologico che si è verificato.  E soprattutto perché sembra voler ignorare  ( ma  bisognerà chiedersi “a quale scopo ? ” )  l’ attuale, imprescindibile, necessità di ragionare sui motivi  dell’ aumento dei casi di questo tipo su tutto il territorio, proprio a causa dei mutamenti climatici in atto.

Abbiamo redatto un primo documento,  quale nostra presa di posizione sui due fatti tragici, proprio per cercare di guardare al problema indicando i punti che dovrebbero essere al centro dell’ attenzione di tutti, autorità e popolazione, se vogliamo prendere atto del significato dei mutamenti climatici  e delle loro conseguenze pratiche, rispetto all’ intero problema delle opere di premunizione.

l nostro testo è scaricabile qui

Presa di posizione Associazione Ponterosso sui fatti di Bombinasco e Davesco testo definitivo1

 

 

Il Ponte Rosso ed i problemi non risolti, che nessuna prescrizione di reati cancella


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Il 3 ottobre 2014 saranno passati 8 anni dalla tragedia al Ponte Rosso.

LA CAUSA CIVILE AFFRONTI I PROBLEMI NON RISOLTI

Quando  abbiamo ricordato il 7.mo anniversario (il 3 ottobre 2013 ) della morte di Laura con un presidio al Ponte Rosso, il Municipio di Biasca si era distinto per averci impedito di distribuire “su tutto il comprensorio comunale”  un volantino che riassumeva in sintesi i problemi rimasti aperti, dopo che l’ operato del Procuratore Respini aveva portato alla prescrizione dei reati.

Il testo di quel volantino  lo trovate qui  Morte al Ponte Rosso

Ora, nel momento che sta iniziando la causa civile, è necessario ricordare che i problemi  rimasti senza soluzione al Ponte Rosso sono legati ad una sottovalutazione del tipo di pericolo rappresentato dalle chiuse che, con le piogge intense, si formano sul percorso del riale Vallone. Pericolo che riguarda gli utenti della strada cantonale in primo luogo.

LE CHIUSE si formano sempre quando un grosso macigno trascinato dalle acque si ferma in un punto del riale, e comincia ad ostruire il passaggio delle acque, chiudendo man mano il passaggio con materiali più fini che si accumulano dietro.

Quando la chiusa si rompe tutto il materiale accumulato dietro viene trascinato a valle contemporaneamente. Esattamente quanto successo sul riale Vallone la sera del 3 ottobre 2006, così come era già successo nell’ ottobre del 1993.

http://www4.rsi.ch/falo/index.cfm?scheda=24396#prettyPhoto

La causa civile per il caso Ponte Rosso ora si potrà fare


La notizia è stata data tempo fa da Tele Ticino. Un Giudice ticinese, Francesco Trezzini,  statuendo in una sentenza di arbitrato,  ha scritto che “verosimilmente” esistono  chiare responsabilità dello Stato in quanto è successo il 3 ottobre 2006 al Ponte Rosso di Biasca, dove morì Laura Columberg travolta dal materiale trascinato a valle dal riale Vallone.

Il testo integrale della sentenza lo renderemo pubblico al momento opportuno.

 

L’argomentazione del Giudice Trezzini ci ha richiamato alla memoria la perizia del prof. Marco Borghi, uno dei massimi esperti svizzeri di principi e diritti costituzionali, ( vedi La responsabilità dell’ente pubblico in caso di catastrofi naturali ) , dove si evidenziavano le ragioni imprescindibili del diritto che obbligano l’ ente pubblico ad assumere la responsabilità  in casi del genere.

Borghi così concludeva la sua perizia:

La determinazione preventiva delle zone pericolose e l’adozione di specifici strumenti pianificatori e di conseguenti decisioni di premunizione o di divieto di edificabilità costituiscono un compito fondamentale dello Stato, in quanto è inteso a salvaguardare valori, quali la vita, la salute, la proprietà, aventi portata assoluta. Nell’ambito della pianificazione del territorio, tale compito è sancito in modo imprescindibile da precisa normativa, suscettibile di ingenerare, se disattesa, d’un lato la responsabilità penale dei membri delle autorità competenti, e, d’altro lato, la responsabilità civile (ai sensi della LResp) degli enti pubblici che esse rappresentano, con eventuale possibilità di regresso sui funzionari gravemente inadempienti. “

La causa civile per il caso Ponte Rosso dovrebbe permettere di riportare in primo piano proprio quegli aspetti del diritto che sono stati cancellati e calpestati dalla sentenza della Procura ticinese nella causa penale.

 

Bruno Strozzi     24 maggio 2014

 

PS  Per qualsiasi richiesta di informazioni sulla causa civile i giornalisti sono pregati di rivolgersi solo al legale avv. Emanuele Verda, Lugano .

 

Solstizio di Bedretto


VerticalTI - Il Ticino in verticale

“Andiamo in Bedretto domani?” Possiamo provare. “Meta?” Ci lasceremo ispirare. Domani, 21 dicembre, sarà il primo giorno dell’inverno. Ma sarà il solstizio d’inverno boreale oppure il solstizio d’estate australe? Perché la temperatura esterna di All’Acqua promette sudore al di sotto del Gore-Tex!

Ecco il sol...stizio

 

Oggi, dopo mesi di intense trattative, ritrovo con piacere anche l’amico Afgano Bendul, patrizio di Alta Leventina. Il trio multietnico delle meraviglie si è nuovamente ricompattato, pronto per ricamare il silenzio dei bianchi tappeti montuosi. E oggi il silenzio è stato grandioso. Nonostante le decine (…) di auto parcheggiate sulla strada asfaltata (sì, proprio asfaltata!) al momento del nostro rientro, non ci ha seguito nessuno. A dire il vero, tre tipi sospetti all’inizio ci hanno provato per poi svanire nel nulla; sarà forse dovuto alla mia traccia ribelle nella ripida e fitta selva di drose? Uh uh

Tra una girovagata qui e una girovagata lì, ecco la…

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Buon anno!


VerticalTI - Il Ticino in verticale

Meglio di così non poteva iniziare. Che cosa? Il nuovo anno naturalmente. Se il 2013 andava spegnendosi tra le scie di una massa di neve enorme e polverosa, un bengodi che la perturbazione ci ha regalato a Natale, anche nel 2014 l’analoga situazione persiste e dunque non c’è di che lamentarsi. Per una volta siamo anche fortunati, la neve fresca non è stata distrutta dal vento come è ormai quasi sempre nella norma.

Buon anno

 

Ricordo con emozione le ultime due uscite con le pelli del 2013, entrambe nello stesso identico luogo, stessa identica meta. Cinque ore abbondanti di salita per tracciare 900m di dislivello nella taciturna valle coperta d’inverno, l’abbandono della cima quasi fatta per mancanza di tempo a disposizione (erano già le 13:30 quando mancavano più o meno 300m) tra la nebbia ed il nevischio che contorna il tutto di un magnifico spettrale.

Il ritorno, il giorno dopo, per…

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A che serve una perizia quando non si intende ascoltarla ?


Il documento  che segnaliamo oggi fa parte della storia dei fatti relativi alla tragedia del Ponte Rosso .

Si tratta del  testo di una perizia idrogeologica, chiesta nel 1995 dal Dipartimento del Territorio  diretto ( ? ) da Marco Borradori ( 1995 / 2013 )  al prof. Jäggi del Politecnico di Zurigo  ( allora il massimo esperto svizzero in materia ), dopo che il Comune di Biasca aveva presentato un progetto ( dell’ ing . Augusto Filippini ) per costruire una vasca di contenimento ( durante le piene ) per il materiale del riale Vallone, per impedire che questo materiale  potesse invadere la strada cantonale  e/o ostruire il corso del fiume Brenno .

QUESTA PERIZIA NON ERA STATA FATTA CONOSCERE AL PROGETTISTA DEL COMUNE DI BIASCA , e solo dopo aver rifiutato  formalmente di entrare nel merito del progetto di Biasca ( 18 dic. 1996 ) , il DT aveva informalmente trasmesso (  nel 1997 ) al Comune il testo che pubblichiamo oggi ( l’originale è in tedesco, la traduzione in italiano è nostra ). La prova di quanto affermiamo qui è contenuta nella documentazione che era stata presentata dall’avv. Emanuele Verda nel reclamo contro la decisione finale  del Procuratore Nicola Respini . Reclamo ( vedi doc3 reclamo Verda ) rifiutato dalla Corte dei reclami penali perché giudicato irricevibile sia per la forma che per il contenuto, decretando in tal modo la prescrizione per i  possibili reati penali del periodo 1996 / 2006 . Ci teniamo ad evidenziare che,  sia il Procuratore Respini  come  il Tribunale per i reclami,  NON SONO MAI ENTRATI NEL MERITO DEI FATTI DOCUMENTATI . Per questo motivo, noi sosteniamo che la prescrizione dei reati NON può cancellare i fatti. tutti di rilevante interesse pubblico.

La Perizia Jäggi  rilevava formalmente due questioni   fondamentali per la valutazione tecnica, con puntuali osservazioni :

1) l’esistenza di un problema precedente sul fiume Brenno, creato dai lavori eseguiti durante la costruzione della NSL ( nuova strada per il Lucomagno ), dopo il 1978, con l’abolizione di un ramo del fiume, che aveva modificato l’equilibrio precedente.

2) la necessità di prendere sul serio la proposta del Comune di  costruire una vasca di contenimento del materiale sul riale Vallone Biasca  per proteggere la strada cantonale ed i suoi utenti  dalle piene del riale Vallone, e per impedire che il riale ostruisse il corso del Brenno con materiali alluvionali. Un ‘opera che era ritenuta urgente. Continua a leggere

Ultime segnalazioni dai blogs


Diamo inizio ad una rubrica di segnalazioni di post su altri blogs.

Li trovate a queste pagine :

https://ponterossonews.com/2013/10/29/steve-mccurry/

https://ponterossonews.com/2013/10/29/quanto-costa-lo-spreco-di-cibo-allambiente/

https://ponterossonews.com/2013/10/29/planck-nasce-il-primo-giornale-di-scienza-per-le-scuole/

https://ponterossonews.com/2013/10/29/il-coraggio-della-non-violenza/