Una donna geneticamente modificata


L'Altra Metà del Cielo

calva

Sono nata all’inizio degli anni ’50, quindi molte generazioni fa. Questo lo dico solo per collocare nel tempo il mio essere donna, perchè oggi voglio parlare delle donne, quelle geneticamente modificate.
Logicamente nascere subito dopo la guerra dava delle prerogative difficili da spiegare: in pratica siamo nate portandoci dietro profonde paure, ma con una gran voglia di uscire dal baratro. Insomma donne con impronte indelebili nel loro DNA.
Certo non tutte eravamo e siamo uguali, ci sono donne che hanno combattuto per la resistenza e donne che si sono lasciate sopraffare dalla guerra, e noi, loro eredi, abbiamo avuto la stessa possibilità o accettare il mondo imposto oppure cambiarlo.
Non è che il dopoguerra fosse roseo, ma almeno davanti a noi si aprivano spazi che prima non esistevano. Certo dipendeva in che famiglia vivevi, certo la lotta dipendeva da quanto accettavi l’educazione imposta, certo era durissimo uscirne e raggiungere quella…

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4 Replies to “Una donna geneticamente modificata”

  1. Aspettavo anche il continua del tuo discorso sul mio blog che mi trova molto interessata, come dicevo a Martina, mi trovo fortemente imbarazzata a parlare di condizione della donna, sia quella di ieri che quella di oggi, trovo profondamente incongruo parlare di donne senza parlare di uomini, ossia del genere umano, di una educazione sociale che divide i generi e che metteil dito sulle condizione di genere dimenticando che se si parla di condizionamento, questo viene perpetuato sia su uno che sull’altro genere.
    La religione interviene in maniera massiccia, ma praticamente esistono condizionamenti che passano addiritura in fase prenatale, e poi subito dopo la nascita (ricordo di aver portato all’esame di maturità una tesi nata dal libro “Dalla parte delle bambine della Bellotti, dove veniva trattato il comportamento delle madri nel confonto dei figli appena nati e sul successivo condizionamento in fase neonatale. Dal feto alla maturità il condizionamento e l’educazione sociale e sentimentale interviene per dividere i generi e per metterli all’interno di ruoli, che mica sempre sono naturali.
    Certo esiste una filosofia di pensiero che attribuisce le differenze ad un evoluzionismo naturale della specie umana. Gli uomini, più forti (per questioni ormonali?) prendono il sopravvento per la difesa della specie e per provvedere alla “caccia” (che vira allargandosi verso la “guerra” e i “conflitti” e le “sopraffazioni” e via e via… ma solo per questioni ormonali s’intende) e la donna, più debole (sempre per questioni ormonali) può solo provvedere alla procreazione e alla continuazione delle specie, caratterialmente dipendente dalla protezione maschile e ancora preda, vittima, ostaggio, e quant’altro sia necessario per essere oggetto consenziente a qualsiasi necessità che la società le imponga (ma ovviamente solo per questioni ormonali).
    Questo modo di vedere non è poi così assurdo, credo si basi sull’analisi parziale (e ripeto parziale) della suddivisione dei sessi in qualsiasi società e in qualsiasi epoca. Certo non tiene conto di tutte le eccezioni del caso e anche di alcune diversità enevitabilmente legate a processi naturali ( e bestiali) come l’istinto della conservazione della specie… che non so se è istinto solo femminile (visto che vorrei cominciare a pensare senza attaccarmi ai luoghi comuni).
    Se dovessi azzardare un’ipotesi molto di quello che abbiamo negli anni dottamente analizzato e per i quali ci siamo anche correttamente schierati, alla fine non sono che ulteriori divisioni in genere che non prevedono la visione globale della questione.
    Siamo esseri umani cresciuti e pasciuti di pregiudizi e plagi, di condizionamenti e “retrovirus” di cui non ci accorgiamo per niente.
    Non mi va più di dire noi donne e voi uomini, ma di sollevare il problema dei condizionamenti sociali a cui siamo fatti oggetto per una nuova rinascita umana, senza dicisioni di genere e di classe. Il vero comunismo che unisce l’umanità e non la spezzetta i mille distinguo come purtroppo invece abbiamo e stiamo facendo.
    Ma aspetto se viene il tuo secondo commento e poi magari mi chiarirò e lo farò anche con te (se riesco, cosa difficile, perchè difficile è uscire da questepastoie), ma certo non so se fino ad ora ci sono riuscita.
    Insomma non mi sento per niente femminista, perchè non tengo dalla parte delle donne, ma tengo dalla parte dell’umanità. Sarà sbagliato?

    Ross

    1. ciao, scusa se non ti ho risposto subito. Ho intenzione di approfondire il discorso e quindi di continuare sul tuo blog. Aspettavo altre vostre osservazioni, quelle di Martina le considero importanti e le commenterò, le tue pure. E visto che introduci il tema delle differenze biologiche, mi pare una buona occasione per chiarire finalmente il rapporto tra queste e la storia dei modelli di civiltà prodotti dalle scelte degli uomini/donne storicamente determinate dalle condizioni materiali e dai rapporti di potere che si sono instaurati. Ci vedo anche un terzo tema, la persistenza sulla lunga durata delle ideologie che sempre veicolano concetti di “valore”, e che condizionano fortemente il quadro interpretativo, con una capacità di modificare e modellare i comportamenti. Il tutto è molto complesso, ma questo non ci deve scoraggiare. Il problema semmai è ( se vogliamo fare questi discorsi per essere capiti da tutti )riuscire a focalizzare i temi ed a presentarli in modo da produrre discussione e confronto, sollevare dubbi su certezze acquisite, perché l’unanimismo non ha mai prodotto progressi nella comprensione dei problemi, rischia sempre di funzionare come un sedativo. Io preferisco mille volte una obiezione dura su quanto dico che delle approvazioni, anche se sincere. Ci sentiremo presto. Un caro saluto. Bruno

      1. Ok aspetto con interesse. non amo l’unanimismo e tanto meno la quiescenza, certo essendo una domnna geneticamente modificata, non accolgo quasi mai piena adesione. 🙂
        Delle mie carissime amiche dall’età dell’adolescenza mi hanno detto: “Si sapeva che tu avresti fatto un altro percorso, perchè fin da quando eri ragazzina non ti sei mai accontentata di quello che ti veniva offerto.” Detta così sembra che avessi la puzza sotto il naso… e che le cose di tutti i giorni le schifavo. Non era questo il punto. Ma è difficile spiegare perchè non mi volessi adattare al ruolo che loro invece avevano accettato con tanto entusiasmo o almeno tanta abnegazione. Altrettanto complesso spiegare che io salvavo me ma tentavo di salvare anche loro… che discorso lungo 🙂

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