Je ne regrette rien- Omaggio a Edith Piaf


Una stupenda, concisa e appassionata biografia di una delle più grandi interpreti della canzone francese, Edit Piaf .

Complimenti a  RigelGrace RigelGrace per ricordarci da cosa nasceva il fascino della voce di Edith Piaf , il “passerotto” che seppe coinvolgere una intera generazione con la capacità di unire profonda tristezza e gioia sublime nel tremolìo della sua voce unica, inconfondibile.

Far conoscere oggi questa artista alle giovani generazioni è forse il  modo migliore per onorarne la memoria, e riattivarla.

“Non, je ne regrette rien”  è , se non la più bella, per certo la canzone che meglio esprime l’intera, complessa,  personalità di Edith, nella quale  lei è riuscita a dare alle parole ed alle vibrazioni della sua voce una forza  espressiva insuperata.

Qui potete ascoltarla in tre versioni diverse:







Anime Salve

 photo TITOLO1-1_zps892a062a.pngPiaf” in argot significa “passerotto”.  L’argot non è una vera lingua, ma neppure un dialetto: è un gergo, come lo “slang” di New York o il “cockney” di Londra, una parlata cittadina coniata dalla malavita di Parigi, un modo sicuro e immediato per fare in modo che i poliziotti e la gente comune non orecchiassero qualche discorso criminale.

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Dunque, “piaf” in argot significa “passerotto”, ma più genericamente indica la fisicità tipica di un uccellino, delicata, piccola e minuta, oppure una voce in grado di risultare musicale come un cinguettio. Non c’è da stupirsi, quindi, che alla giovane Edith Giovanna Gassion venne affidato il soprannome di “Piaf”; Edith, infatti, era una donna minuta e fragile come un passerotto, ma possedeva anche quella che è stata definita come una delle più belle voci della…

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Se io sto con le donne


Un invito che non può lasciare indifferenti. La violenza sulle donne ha raggiunto in Italia e in tutta Europa una dimensione macroscopica e tale che il silenzio diventa corresponsabilità collettiva. È un indicatore di una patologia dell’intera società e può essere affrontata solo se si smette di considerarla unicamente un problema “delle donne”.
Segnaliamo questo post ricordando che l’autrice è una persona impegnata per i diritti civili da sempre, e che recentemente, dopo un viaggio in Palestina, ha scritto una serie di post sulla condizione reale del popolo palestinese che meriterebbero la massima divulgazione proprio in questa Italia dove i diritti di cittadinanza di uomini e donne sono ignorati dai grandi media, in una campagna elettorale tutta impegnata nel dare visibilità ai vecchi e ai nuovi protagonismi della casta politica. E se la voce del *se non ora quando” del movimento delle donne non riesce a avere spazio nei salotti televisivi, l’auspicio è che il movimento mondiale ONE BILLION RISING riesca ad influenzare anche la coscienza di quegli uomini che avvertono l’urgenza di un cambiamento radicale nei rapporti sociali che passi attraverso la modifica del rapporto uomo / donna.

L'Altra Metà del Cielo

Non è facile ai giorni nostri prendere una posizione su una qualsiasi cosa.
Prendere parte non ha per tutti il significato di partecipare, significa invece avere una predilezione, una debolezza, un’idea che diventa preconcetta di fronte ad altro. Fatto sta che su qualsiasi cosa, si prenda parte, esiste sempre e comunque qualcuno che tiene l’altro versante e c’è anche chi ti spiega quanto sarebbe meglio essere equidistanti, tener conto di tutte le variabili.
Insomma il “politically correct” stare nel mezzo, in quello stato sospeso che spiana tutte le diversità e anche le peculiarità di una situazione, ma che soprattutto non consente le accuse e nemmeno le ribellioni.
La valutazione da equidistante è un generalizzare, un massimizzare quello che generale non è; vero è che quella situazione è indecente e inaccettabile, però, d’altra parte, ci sono situazione che richiedono estreme conseguenze. Tipo che: è vero che hanno violentato quella ragazza e…

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