Una storia vera


 

Da Lucia Vastano .  Cittadini per la memoria del Vajont

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ADDIO, PICCOLO GRANDE EROE

Oggi è una giornata triste per me. Un ragazzino a cui volevo molto bene, un professore di coraggio e intelligenze, se n’è andato. Federico soffriva dalla nascita di una malattia rara. Da circa 17 anni lottava con ironia e tenacia contro il destino che non era stato certo generoso con lui.
Non so che parole usare per raccontare la sua storia. Voglio usare le sue, grazie a questo articolo che scrisse quattro anni fa per un magazine che dirigevo. La sua storia può aiutare tutti noi a capire molte cose della vita e di come la dignità non abbia età. Un piccolo può essere grande come raramente noi grandi sappiamo essere.

Mi chiamo Federico e ho tredici anni. Sono più unico che raro, modestamente. Nel senso che persone con i miei pregi non le trovate da nessuna parte. Mi duole dirlo, ma una parte di me è deficiente. Immunodeficiente, voglio dire.
Se ne sono accorti quando avevo sette mesi. Tutto sommato mi è andata bene: conosco un mio amico “normale” che fi dalla nascita non era una cima e adesso si ritrova a parlare grosso modo come un australopiteco.
Ho una malattia molto rara che si chiama sindrome Wiskott-Aldrich. Ora non venitemi a chiedere chi era Wiskott e chi Aldrich: probabilmente due teste di rapa che un giorno hanno cozzato. Vi devo confessare che per via di questa malattia mi manca il gene che produce gli anticorpi: è scioccante, lo so, pensate che non ci dormo la notte, ma questa cosa va accettata, come quando pestate la cacca. La cacca, nel mio caso, è molto grossa.
Ogni tre settimane devo andare in ospedale a fare una flebo di anticorpi. Traduco: devo stare per otto ore steso su un letto con un ago in vena. Se non lo faccio è tutto un grande macello e rischio di prendermi in poco tempo innumerevoli infezioni. Altra cacca pestata.
Questo, ovviamente, non è l’unico problema che la malattia porta. Se ve li elencassi tutti, probabilmente dareste le capocciate al muro. Okay, cominciate pure. Innanzitutto, il primo problema, e quello più frequente, è la piastrinopenia. Non l’ho deciso io il nome, per me si poteva anche chiamare Marco: ma le cose più complicate sono, più divertente è. Per dirla con parole semplici, significa che molto spesso posso sanguinare, e in conseguenza di ciò mi ritrovo ricoverato in ospedale.
Naturalmente in questi periodi non posso fare tutte le cose normali che fa un ragazzo della mia età: giocare a pallone, correre, picchiare l’australopiteco di prima… cose normali, insomma. Se prima quindi avevo pestato la cacca con la scarpa sinistra, adesso devo cambiare il paio di scarpe.
Il secondo problema è quello delle vasculiti. Significa che spesso durante l’anno non posso camminare perché mi si infiammano le vene, soprattutto delle gambe. Per consolarmi mi ripeto spesso che almeno così non posso pestare altre cacche. Ogni giorno, poi, prendo molte medicine che aumentano a seconda dei problemi in corso. Se ho la piastrinopenia prendo il cortisone che mi fa gonfiare peggio di un palloncino con l’elio. Se ho le vasculiti devo prendere più volte al giorno un antidolorifico.
Se contate tutto quello che vi ho detto finora, secondo il principio della cacca enunciato all’inizio, ogni giorno dovrei cambiare, oltre le scarpe, anche un paio di pantaloni.
Nonostante ciò, faccio tutte le cose normali che fanno gli altri: vado a scuola, faccio i compiti, mi vedo con gli amici, vado al cinema, vado in vacanza e occasionalmente faccio viaggi. Certo, far coincidere tutto questo con i problemi che vi ho detto finora è molto difficile e spesso mi trovo a fare tante assenze da scuola. Non sempre vengo capito dai miei compagni e questo vuol dire che di veri amici ne ho molto pochi. Pochi, ma buoni.
Fra questi ce n’è uno in particolare che è molto legato a me. Ci siamo conosciuti quando eravamo molto piccoli e caso ha voluto che avessimo la stessa malattia. In questo momento possiamo sicuramente dire che per fortuna lui se la passa meglio di me: è riuscito a guarire facendo un trapianto di midollo. Ci avrebbero provato anche con me, ma ho fatto lo schizzinoso: non ho trovato nessuno compatibile. Ve l’ho già detto che sono più unico che raro, no?
Ora io e lui siamo molto, ma molto amici, anzi fratelli, anche se non ci vediamo quasi mai perché viviamo in città diverse. Ma le distanze non sono sempre un ostacolo.
Non è facile per me combattere tutti i problemi vivendo, nello stesso tempo, una vita “normale”. Ma si fa, come cambiare un paio di scarpe.
Non so voi, ma a me la sera viene sempre da chiedermi perché nella mia strada ci siano così tante cacche. Ho l’impressione che il calzolaio da cui vado abbia fatto fortuna solo con me. A volte credo che lassù abbiano un pupazzetto voodoo con la mia faccia e lo trapassino più volte al giorno con uno spillo lungo tre metri. Se vogliamo proprio finire in bellezza, credo abbiano inventato un gioco, lassù: ne ho anche sentito parlare, si chiama: “Tira la cacca su Federico”, come un tiro al bersaglio. Essendo un comune mortale, ho delle aspirazioni anch’io: diventare un grande fumettista e magari andare a lavorare a Pixar. Se sentirete parlare di Federico in campo fumettistico, sarò sicuramente io, quello che pestava sempre le cacche e che finalmente ha comprato uno spala-merda.

Ti voglio bene, Federico e spero che tua mamma e Carlo sappiano ritrovare con il tempo la serenità.
Io a loro non so che parole dire: spero che qualcuno degli amici di FB mi aiuti a trovarle così che io possa inoltrarle loro in ricordo di un piccolo grande eroe che non c’è più.

 

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