In der Schweiz. Un invito a mostre e musei d’arte.


http://artmovestheworld.wordpress.com/

MUSEUMSNACHT 2012 BASEL La notte dei musei a Basilea il 18 gennaio.

Entrata libera per i giovani fino ai 25 anni!

http://www.museumsnacht.ch/

Grazie al Blog  Amù per questa segnalazione!

e poi   http://www.fondationbeyeler.ch/

 T03563

e poi

http://www.kunsthaus.ch/

127435 Gauguin graphiks works Kunsthaus Zh

3 Replies to “In der Schweiz. Un invito a mostre e musei d’arte.”

  1. “Non serve fare previsioni, ma agire in maniera eticamente corretta.

    E comunque la vita va affrontata piuttosto da artisti che da scienziati.”

    Rita Levi Montalcini, da intervista video 2010 (ringrazio “Vita nel Petrolitico” per aver raccolto ed evidenziato la citazione).

    Più rileggo questa frase della gran dama, curiosa e studiosa del “nervosismo dei polli”, diciamo così, più emerge la sua scintillante saggezza.

    Infatti, cosa ne è stato delle previsioni del Club di Roma?

    Oggi siamo in un mondo dove alcuni, sazi obesi quanto insoddisfatti, s’ingegnano per inventare neologismi come “morbistenza”, per vendere chilometri di carta igienica, ed ettari di salviette, e milioni di altri sono costretti a defecare sulle massicciate ferroviarie perchè non possono fare altrimenti.

    Non è un’iperbole letteraria. Basta leggersi qualche pagina di “The big necessity”, “Il grande bisogno” di Rose George, per rendersi conto di quale livello di perniciosa schizofrenia abbia raggiunto la progenie evadamitica.

    Ecco il punto, il germe, il nodo, il parabolico fuoco, l’Alfa dal quale partire per scegliere se rendere questo secolo l’Omega della più stupefacente delle scimmie antropomorfe, o il primo di un eone che meravigliosamente turberà l’Universo.

    Vivere da artisti.

    Anche a costo di sbrodolarsi in eccessi da Vate Adriatico, che comunque ebbe la perspicacia di dichiarare che voleva vivere e ci riuscì, in modo inimitabile.

    Ho preso in prestito da Martin Rees e Freeman Dyson due dei tre concetti esposti nel paragrafo un po’ più sopra e non scorderò mai un episodio minuscolo accadutomi a Roma durante il Festival della Matematica del 2008.
    Scendendo lo scalone dell’Auditorium, incrociai per un attimo lo sguardo di Freeman Dyson.Ci scambiammo un sorriso che mi è rimasto scolpito come una stele di Rosetta.
    Avrei potuto certamente prolungare quel fulgido e fuggente attimo per godere di una seppur limitata conversazione con quella straordinaria persona, dalla vita così particolare.
    Non avvenne, ma non ho nessun rimpianto e rimorso.
    Tutto quello che era bello ed importante in quello sguardo s’era trasferito da un animo all’altro come un algoritmo criptato per produrre le infinite cifre di un numero trascendente.

    Noi, siamo opere d’arte, e in questa parte dell’Universo siamo un capolavoro.
    Ma un capolavoro collettivo, di Capomastro e allievi di bottega e pure di curiosi attirati dagli odori dei pigmenti.

    Se accettiamo questa interpretazione dell’esistenza, non c’è nulla che non possa essere riparato, rimediato, fatto risorgere a nuova vita.

    Marco sclarandis

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