Un appello per il Vajont – Lucia Vastano


Lucia Vastano, che il nostro blog ha sempre segnalato come la migliore intelligenza capace di svelare le mistificazioni del dopo Vajont , nel suo libro “Vajont, l’onda lunga” , ha lanciato un accorato appello per poter diffondere la ristampa del suo libro, in vista della celebrazione del 50.esimo anniversario della tragedia che ha aveva fatto duemila morti.

Riportiamo per esteso il suo appello, con un invito a voler mettersi in contatto con lei, tramite  il post su Facebook “Cittadini per la memoria …del Vajont”.  Per parte nostra, cercheremo di organizzare  un incontro con lei in Ticino per parlare di questo evento.

 
Lucia Vastano 21 dicembre 9.15.25
RICHIESTA DI AIUTO E PARTECIPAZIONE ATTIVA.
Nonostante il libro “Vajont. L’onda lunga” (edizione Ponte alle Grazie) sia andato esaurito e ancora molto richiesto, l’editore ha pensato di non ristamparlo. Su dalle parti del Vajont ci vedono aria di complotto, ma loro sono fatti così, forse perché hanno vissuto sulla propria pelle quello di cui sono capaci i poteri occulti, il loro cinismo e sottile e subdola capacità di azzittire le voci stonate.Io molto più semplicemente credo siano soltanto scelte editoriali che posso anche non condividere, ma che viste dal fuori è spesso difficile giudicare.L’anno prossimo c’è il 50esimo anniversario del Vajont e, come ho avuto occasione di scrivere, già sono pronti gli sciacalli a buttarsi a pesce sull’ EVENTO. Ci saranno tante commemorazioni addolcite dalla voglia di far passare il messaggio “vogliamoci tutti bene e scordiamoci il passato, tanto il Vajont è un fatto successo mezzo secolo fa”.

Quel mio libro, a cui sono molto affezionata perché per me scriverlo INSIEME ai superstiti ed entrare con loro fino in fondo nei meccanismi di rimozione della memoria, di depistaggio sulla realtà, di violenza perpetuata all’infinito sulle vittime, è stata un’esperienza importante della mia vita, una chiave di lettura profonda e veritiera di quello che è la politica con tutti i suoi lati oscuri e di quello che sono i politici con tutte le loro mediocrità (fino ai più alti vertici).

Ho visto in faccia come si comportano uomini cosiddetti potenti messi davanti alle scelte: se rispettare il volere di altri potenti o seguire il loro senso di giustizia (se ancora è rimasto chiaro in loro) nel proteggere e tutelare i diritti degli umili e degli ultimi. La scelta è sempre quella sbagliata, giustificata con tutta una serie di elaborazioni filosofiche e politiche (o semplicemente masturbazioni mentali) al fine di dimostrare che l’acqua non bagna, che il fuoco non brucia e che chi non capisce è stupido e non conosce la complessità della realtà.

Troppo spesso dietro quelle presentate come “ragioni di Stato”, si nasconde solo la vigliaccheria di chi non vuole “avere rogne”, scontentare qualcuno che potrebbe creare anche solo fastidi.

Ricordo le patetiche giustificazioni del portavoce di Napolitano quando arrivammo a Roma per chiedere il rispetto della memoria del Vajont. Come ci disse Don Ciotti, da Longarone, nella persona dell’ex sindaco Pierluigi De Cesero e/o dei poteri/poterini che stavano a lui dietro era arrivato lo stop alla nostra iniziativa.

Un presidente della Repubblica che si ferma di fronte ad una formica è un boccone difficile da digerire per chi, come noi veniva a chiedere un atto dovuto da decenni e credeva fortemente nella superiorità morale dell’istituzione a cui ci eravamo rivolti.
I presenti all’incontro personale con il dottor Ruffo, portavoce per gli affari interni di Napolitano, erano, oltre a me, anche la signora Carolina Teza e Claudio Gasperini, in rappresentanza di oltre 30mila persone e istituzioni che avevano con noi sottoscritto le richieste.
Sotto al Quirinale a dare peso alla nostra richiesta c’erano le rappresentanze di molte amministrazioni locali del Vajont, numerosissimi superstiti e cittadini nonché circa 40 camper con podisti che avevano corso da Udine fino a Roma, accolti tra l’altro anche dall’allora sindaco Veltroni che ci aveva messo a disposizione una scorta fin dall’ingresso alle porte di Roma.

Ma, come ho detto, da Longarone e”dintorni”, sulla strada per Cortina d’Ampezzo, dai caffè delle piazzette di Belluno dove si siedono dai tempi della fondazione della P2 i poteri occulti locali e nazionali, era arrivato il NIET al quale si era inchinato il presidente.

Ecco cosa mi ha insegnato il Vajont ed ecco perché secondo me conoscerne la storia del prima e del dopo per me è cosa molto importante per fare politica attiva in questo nostro martoriato Paese che non sa trovare la strada per uno sviluppo dolce e gentile che non soffochi gli umili per salvare i potenti.

Veniamo quindi alla mia richiesta: nei prossimi mesi ho intenzione di ristampare (con i dovuti aggiornamenti) “Vajont. L’onda lunga”. Come per “I palloncini del Vajont” dedicato ai bambini delle scuole medie (che già vanta, come la settimana enigmistica, una serie di copie addolcite e sviscerate dalla necessità di educare i bambini alla democrazia) ho bisogno di qualcuno che mi dia una mano per diffonderlo e metterlo a disposizione in varie parti d’Italia dove una sua lettura potrebbe aiutare a interpretare altri dolorosi post-tragedie causate dall’uomo e dal suo cinismo. Qualcuno può aiutarmi a pianificare un modo efficace per proporlo sul web, soprattutto a quelli che non conoscono la storia del Vajont e che non sono vicini ai gruppi che ne parlano?

Se avete suggerimenti, fatevi avanti. Vi garantisco che l’esperienza Vajont è realmente formativa, un reale ABC a chi vuole capire come girano le cose in questo nostro martoriato Paese, ma anche una scuola di democrazia.

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