Il Monte Crenone e le previsioni …del “tranquillante ottimismo” di funzionari del DT ….


Giorni fa una parte del Monte Crenone a Biasca si è mossa e dei materiali sono caduti a valle. Sul riale Vallone. Questo avviene perlomeno dal 1512, da quando una porzione  enorme della montagna è caduta seppellendo parte dell’abitato di Biasca , chiudendo la valle di Blenio e formando un lago durato due anni. La Buzza di Biasca  è ricordata oggi solo per l’immagine di evento straordinario e per le distruzioni prodotte dalla rottura della diga creata dallo scoscendimento,  da Biasca fino al Lago Maggiore, ma solo come un evento che riguarda  il passato.

Meno ricordato dai media è invece il fatto che le condizioni di pericolosità del luogo, legate alla presenza di un corso d’acqua a forte pendenza ( il riale Vallone ), che periodicamente porta a valle il materiale che ha continuato a cadere regolarmente  dalla montagna durante gli ultimi 5 secoli, continuano a sussistere, proprio per le caratteristiche morfologiche e geologiche della montagna.

Oggi, periodicamente, si torna a parlare in occasione di qualche frana “che fa rumore”, del pericolo maggiore rappresentato da una fetta di questa montagna rimasta “sospesa” sul Crenone , dopo la Buzza del 1512, e che la tradizione locale ha chiamato Püpon , quasi a voler umanizzare , esorcizzandolo,  il pericolo persistente. Questa massa enorme di roccia, rimasta  sul versante sinistro del Vallone, da tempo è in lento e costante spostamento a valle ( vi sono le misurazioni oggi di questo movimento ), e da questa massa periodicamente si staccano porzioni di roccia. Dunque un fenomeno perfettamente conosciuto nella sua dinamica. Forse meno invece quanto  alla composizione sotterranea della roccia, e quindi quanto alle possibili  modalità con cui potrebbe cadere a valle, a determinate condizioni meteo.

La notizia recente dell’ennesima frana ( vedi La Regione article51 Il Monte Crenone continua a perdere pezzi LA REGIONE 21 6 11 ) ci ha però riportato anche l’ennesima testimonianza di  quel  “tranquillante ottimismo” espresso da funzionari cantonali , che negli ultimi  40 anni ha caratterizzato una serie di scelte improvvisate ed irresponsabili a proposito di opere di premunizione necessarie nella regione di Biasca. Questo “ottimismo” ha però passato il segno quando giunge a sostenere oggi che

 “le vasche ultimate quasi tre anni fa per proteggere dal rialeVallone la parte alta di Biasca e l’unica via che porta inValle di Blenio, riuscirebbero ad arginare un’eventuale emergenza”  ( v. art. cit. )

quando si sa che l’unica vasca costruita su progetto dell’ing. Augusto Filippini , realizzata nel 2007-2008 ( ma progettata già dal 1993 e poi rifiutata dal Cantone nel 1996  !) è stata commissionata e costruita unicamente per cercare di contenere il “normale” flusso di materiale trasportato dal Riale Vallone durante le piene, e non calcolata affatto in funzione di una ipotesi come la caduta del Püpon! Questa è una affermazione ridicola e totalmente irresponsabile, se si tiene conto del fatto che la stessa vasca (  a seguito del compromesso raggiunto dal Comune di Biasca  con Alptransit che poi ha eseguito l’opera ), era stata ridotta  di ca. 1/3 rispetto alla dimensione originariamente calcolata dall’ing. Filippini dopo l’alluvione del 1993, sulla base del materiale allora trascinato a valle dalle acque. Riduzione che ha portato poi a continuare a lasciar aperto il vecchio alveo del riale a partire dal punto di deviazione a monte.

vedi Progetto Filippini approvato 2006

L’articolo de La Regione cui abbiamo fatto riferimento ha riaperto la domanda sul grado di sicurezza raggiunto per gli utenti della strada cantonale, e l’ipotesi della necessità di una galleria al Ponte Rosso. Su questo punto torneremo nel prossimo intervento.

Questa è la situazione ( immagine da Google Earth )

 

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