Permafrost : il suolo in movimento


” Il suolo in movimento
Il suolo gelato in permanenza, il cosiddetto permafrost, è un suolo gelato per tutto l’anno, in cui l’acqua gelata salda in un unico blocco detriti e frammenti di roccia sciolti. In alta montagna il permafrost si forma sia su roccia solida, sia su materiali sciolti, conoidi detritiche, morene e terreno in generale. La fascia altimetrica del permafrost si sviluppa al di sotto delle regioni glaciali, approssimativamente a partire da 2600 metri di quota.
Un ulteriore aumento della temperatura provocherebbe a breve termine un aumento dello spessore dello strato di disgelo estivo, a medio e lungo termine lo scioglimento di masse di permafrost a grande profondità e un innalzamento della fascia di permafrost verso quote più elevate.
Negli anni Ottanta i suoli caratterizzati da permafrost si sono riscaldati da 0,5 a 1°C. Negli ultimi cento anni il limite del permafrost si è innalzato da 150 a 200 metri d’altezza. Per i prossimi 50 anni le ricerche del PNR 313 prevedono, per un riscaldamento compreso tra 1 e 2° C, un ulteriore spostamento in altezza di 200-750 metri.
Per il momento è purtroppo difficile stimare i tempi di reazione delle temperature del permafrost all’aumento delle temperature medie annue. Un continuo aumento delle temperature potrebbe però provocare spostamenti di masse detritiche di proporzioni finora mai verificatisi in tempi storici.
Conseguenze:
Le conseguenze di tale riscaldamento per le regioni alpine non sono ancora valutabili con precisione. Possono essere direttamente coinvolte le fondamenta di edifici e impianti di risalita, che possono essere danneggiate da movimenti di assestamento nel sottosuolo dovuti allo scioglimento del ghiaccio. Come esempio si può citare il rifugio Erzherzog-Johann sul Grossglockner.
Attraverso la modifica dei rapporti idrologici nel sistema di fratture, lo scioglimento del ghiaccio può destabilizzare anche pareti rocciose. Anche conoidi detritiche contenenti ghiaccio, morene ecc. perdono con il ghiaccio il collante che li rende coerenti. Complessivamente la riduzione del permafrost aumenta l’instabilità dei versanti. Finché le temperature del sottosuolo non ritorneranno in equilibrio con quelle dell’atmosfera, si può prevedere una maggior frequenza di frane, smottamenti e colate di fango. Spesso tali eventi potranno interessare anche il fondo valle, minacciando quindi anche i centri abitati e le vie di comunicazione. Un evento provocato probabilmente anche dallo scioglimento. ”

Vedi il testo completo su http://www.ponterosso.ch/immagini/documenti/Clima_cambiamenti_in_generale/2002.03_Cambiamenti_climat_Alpi_AlpNet.pdf

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