Gli scettici dell’effetto serra


Gli scettici dell’effetto serra

Il protocollo sul clima approvato a Kyoto nel 1997 chiede ai paesi industrializzati una riduzione delle emissioni serra entro il periodo 2008-2012 di almeno il 5% rispetto alla situazione del 1990. L’obiettivo della 6ª Conferenza mondiale sul clima di Den Haag del novembre 2000 era di rendere il protocollo sul clima di Kyoto il più concreto possibile nei settori più controversi, così da diventare ratificabile da parte delle principali parti contraenti.

Con l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) – un organo internazionale dell’ONU di circa 2.500 scienziati, per il quale stanno svolgendo lavori preparatori altri 3.000 scienziati – la Convenzione sul clima dispone di un proprio organo scientifico, che elabora e valuta costantemente il più recente stato delle conoscenze.

A questi consulenti scientifici dell’ONU – che nella loro terza relazione sulla situazione prevedono un aumento delle temperature fino a 6° C per il prossimi cento anni e ritengono probabile che il riscaldamento degli ultimi decenni sia stato per la maggior parte provocato dalle attività umane – si contrappongono quelli dell’industria. Questo limitato numero di cosiddetti “esperti del clima”, ingaggiati dall’industria petrolifera e del carbone e a capo di diverse organizzazioni come la Global Climate Coalition, contraddice gli scienziati dell’IPCC. Tra gli addetti ai lavori questi “esperti” vengono chiamati “scettici del clima” (climate skeptics) o “scettici dell’effetto serra” (greenhouse skeptics)12.

Il giornalista americano Ross Gelbspan ha studiato per due anni l’industria petrolifera e del carbone americana e le attività degli scettici del clima da essa finanziati13. Gelbspan afferma: “Negli ultimi sei anni il settore petrolifero e del carbone ha speso milioni per una campagna di propaganda volta a minimizzare i rischi dell’incombente catastrofe climatica. Gran parte di queste somme sono state utilizzate per garantire l’apparizione sui media di un pugno di scienziati con posizioni anomale sulla problematica del clima; ‘esperti’ dal presenzialismo sponsorizzato e dalla credibilità puntellata, che occupano una posizione sui media assolutamente non conforme al loro significato all’interno della comunità scientifica”.

Estratto da

I cambiamenti climatici e le Alpi

Elke Haubner, CIPRA International

Vedi  il testo completo in:

http://www.ponterosso.ch/immagini/documenti/Clima_cambiamenti_in_generale/2002.03_Cambiamenti_climat_Alpi_AlpNet.pdf

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